Tregasio ricorda l’impegno antimafia di don Riboldi

Don Riboldi, nato in Brianza e fattosi meridionale per missione, sognava il Mezzogiorno senza più mafia, clientelismo, corruzione. Ai giovani ha insegnato il coraggio. Nella Giornata della legalità,...

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Don Riboldi, nato in Brianza e fattosi meridionale per missione, sognava il Mezzogiorno senza più mafia, clientelismo, corruzione. Ai giovani ha insegnato il coraggio. Nella Giornata della legalità, a 100 anni dalla nascita, il ricordo nella “sua” Tregasio, frazione di Triuggio in Brianza

Martedì 23 maggio 2023, ore 21, alla Baita degli Alpini a Tregasio in occasione della Giornata della legalità, il Comune di Triuggio organizza la presentazione del libro “Don Riboldi 1923-2023 il coraggio tradito” di Pietro Perone, Edizioni San Paolo.

Oltre all’autore, relatori 𝘿𝙤𝙣 𝙎𝙞𝙢𝙤𝙣𝙚 𝘽𝙧𝙪𝙣𝙤, direttore editoriale delle Edizioni San Paolo; 𝘿𝙤𝙣 𝙑𝙞𝙩𝙤 𝙉𝙖𝙧𝙙𝙞𝙣, già preposto generale dei Rosminiani al fianco di Don Antonio negli anni bui del dopo terremoto nel Belice; 𝙑𝙖𝙡𝙚𝙧𝙞𝙤 𝘿’𝙄𝙥𝙥𝙤𝙡𝙞𝙩𝙤, dell’associazione Libera contro le mafie. Ordinato vescovo tra le baracche di Santa Ninfa, Don Riboldi è stato un antesignano della “Chiesa in uscita” di papa Francesco: da parroco fronteggiò il dramma del sisma e lottò per una ricostruzione soltanto promessa, primo prete a “marciare” fino a Roma insieme con i bimbi con i quali si recò da Aldo Moro, che era Presidente del Consiglio, Giovanni Leone al Quirinale e da papa Paolo VI.

A Tregasio una serata dedicata alla memoria di un sacerdote brianzolo che insegnò il coraggio prima ai siciliani e poi ai napoletani, per venti anni vescovo di Acerra, in provincia di Napoli: nel 1982 alla testa degli studenti scese in piazza contro la camorra di Cutolo e dei suoi avversari, mentre la provincia di Napoli era devastata da una guerra di camorra che in un solo anno fece contare 284 morti.

Il libro, oltre a ricordare l’impegno di Don Riboldi, nato a Tregasio il 16 gennaio del 1923, pone un inquietante interrogativo: come è stato possibile fare cadere nell’oblio quella stagione di grande speranza? Molti giovani conoscono, e spesso imitano, i personaggi di “Gomorra”, vedono “Mare fuori” ma il risultato di un questionario distribuito lo scorso anno tra circa diecimila studenti è stato stupefacente: tutti conoscevano Genny e Scianel, personaggi della fiction tratta dal libro di Saviano, molti avevano sentito parlare di Cutolo e Messina Denaro, nessuno di Don Diana, ucciso dal clan dei Casalesi. Inutile chiedere loro di Don Riboldi o di Peppino Impastato.

Vescovi, parroci, magistrati hanno ricordato in queste settimane la figura di un simbolo della Chiesa eroe civile, oggi che di mafia si parla sempre meno, eppure da tempo non è più un fenomeno meridionale, ma fortemente radicata al Nord e nel resto dell’Occidente, come molteplici inchieste della magistratura hanno tristemente confermato.

Una caduta di tensione pericolosa alla vigilia di ingenti investimenti previsti dal Pnrr. “Sul versante dell’aggressione ai diritti portata avanti dalla criminalità organizzata – ha detto recentemente il procuratore antimafia Giovanni Melillo – da tempo non vedo traccia di interventi sindacali sulle mafie, denunce che pure servirebbe in occasione delle confische e dei sequestri di aziende. Il sindacato su questo punto dovrebbe interrogarsi, non interviene più neanche quando vengono sciolti i comuni per infiltrazioni mafiose”.

“Il contrario di quella stagione di grande coraggio e speranza di cui Don Riboldi fu il protagonista e colpevolmente fatta cadere nell’oblio per responsabilità della politica che non ha saputo dare risposte al vescovo e ai “suoi” ragazzi che sfidarono Cutolo in anni in cui si viveva nel terrore assoluto”, dice Pietro Perone, autore del libro.

Pietro Perone giornalista, è stato negli anni Ottanta uno dei “ragazzi” di don Riboldi. Caporedattore de Il Mattino di Napoli, segue le vicende politiche del nostro Paese, dopo essersi occupato di criminalità organizzata e aver seguito l’inchiesta sul delitto del collega Giancarlo Siani che ha portato alle condanne di mandanti e killer. Il dovere della verità come il Vescovo ha insegnato.

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