Monza, centoventi anni fa, l’assassinio di Re Umberto I°

di Eugenio Maria Faleri Sono le ore 22,35 di domenica 29 Luglio 1900 e, in meno di mezzo minuto, tutto si compie! Il Re d’Italia, Umberto I° di...

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di Eugenio Maria Faleri Sono le ore 22,35 di domenica 29 Luglio 1900 e, in meno di mezzo minuto, tutto si compie! Il Re d’Italia, Umberto I° di Savoia, muore assassinato con tre colpi di pistola per mano dell’anarchico toscano, di Prato (ma venuto apposta dall’America), Gaetano Bresci.

In quella torrida serata di fine luglio, il Re (che, proprio per il grande caldo, aveva scelto di non indossare sotto alla camicia bianca, come era solito fare, una cotta di maglia protettiva in acciaio, disattendendo così il consiglio dei suoi attendenti alla sicurezza) aveva partecipato alla cerimonia di chiusura dei giochi sportivi della “Società Ginnastica Monzese Forti e Liberi” e, al termine dell’evento ginnico, il Sovrano si era quindi intrattenuto cordialmente per circa un’ora con gli atleti, tra i quali anche una delegazione di ginnasti di Trento e di Trieste (città al tempo austroungariche, e quindi non ancora italiane … lo saranno solo al termine della vittoriosa Grande Guerra, nel 1918).

In quel momento, vi era un clima di gioia e di festa: la folla applaudiva, la banda suonava la “Marcia Reale” e il Re, di ottimo umore, congedandosi dal pubblico, salì in carrozza (la prima di due vetture scoperte, entrambe trainate da una coppia di cavalli scuri ciascuna).

Ma, tra tutta quella brava gente assiepata intorno al Sovrano, si fece velocemente largo l’attentatore, Gaetano Bresci, che riuscì perfino a mettere un piede sul predellino della grande carrozza reale scoperta … in rapidissima successione, esplose quattro colpi di pistola a distanza ravvicinata, tre dei quali raggiunsero il Re: alla spalla sinistra, a un polmone, al cuore … “Avanti, credo di essere ferito”, furono le ultime parole pronunciate dal Re, che spirò quasi istantaneamente!  (il quarto proiettile fu poi ritrovato conficcato nel legno lucidato della vettura)

Via: la carrozza arrivò dopo alcuni minuti di folle corsa alla Villa Reale di Monza dove i medici, i dottori Vercelli e Salvio tentarono inutilmente di rianimare il Re, che morì ufficialmente alle ore 22,45 … le preghiere della Regina Margherita di Savoia, cugina e moglie di Re Umberto I°, immediatamente accorsa accanto al marito, non ebbero accoglienza: il Re era morto pagando così, direttamente con la propria vita, la dura repressione dei “Moti di Milano” del maggio 1898, attuata dal Generale Fiorenzo Bava Beccaris, che a Milano comandava il Terzo Corpo d’Armata.

Gaetano Bresci aveva acquistato l’arma da fuoco, per sette dollari, il 27 Febbraio 1900, a Paterson (New Jersey), negli Stati Uniti, dove: era emigrato dall’Italia un paio di anni prima, aveva lavorato come operaio tessile specializzato alla “Hamil and Booth”, aveva messo su famiglia (la compagna irlandese Sophie Knieland e due figlie, Maddalena e Gaetanina)… detta arma era una “Harrington & Richardson, modello Massachusetts – revolver a tamburo a cinque colpi, calibro .38 S&W” (attualmente è conservata in una vetrina presso il “Museo Criminologico di Roma”) … il giovane anarchico si era nel tempo allenato nel tiro rapido con la pistola, così da diventare un bravo tiratore.

Dopo i “Moti di Milano”, la comunità degli anarchici italiani (il circolo “Società per il diritto all’esistenza”) costituitasi a Paterson, fortemente indignata per quanto accaduto, di fatto aveva decretato la morte di Re Umberto I° e, tra i diversi adepti, fu estratto a sorte Gaetano Bresci per compiere il regicidio, ritornando appositamente per questo in Italia.

Appena compiuto il delitto, Gaetano Bresci fu immediatamente arrestato sul posto dai Carabinieri, comandati da un maresciallo, che sottrassero il regicida al linciaggio della folla inferocita … il 29 Agosto 1900, giusto un mese dopo i tragici fatti, Gaetano Bresci venne processato a Milano dalla Corte d’Assise e, in un solo giorno di giudizio (appena otto ore di processo), dopo una breve camera di consiglio, venne condannato (come ampiamente già previsto) alla pena detentiva dell’ergastolo … l’anarchico morì, “ufficialmente” suicida (impiccato con un asciugamano alla grata di ferro della sua piccola cella di soli nove metri quadrati), nel piccolo penitenziario (già borbonico) costruito sullo scoglio di Santo Stefano, nelle Isole Ponziane, il 22 maggio 1901, e fu sepolto in una fossa senza nome su detto scoglio (ma alcuni ritengono che sia stato frettolosamente inumato in mare).

Re Umberto I°, il secondo Sovrano del Regno d’Italia, era nato a Torino il 14 marzo 1844, da Re Vittorio Emanuele II° e dalla Regina Maria Adelaide d’Asburgo – Lorena (o d’Austria) … il 22 Aprile 1868, aveva sposato a Torino sua cugina, Margherita di Savoia, dalla quale ebbe un solo e unico figlio, il futuro Re Vittorio Emanuele III° … il 9 Gennaio 1878, era salito al trono d’Italia, alla morte del padre Re Vittorio Emanuele II°.

La terribile notizia del regicidio venne subito diffusa e già il giorno successivo i giornali quotidiani la riportavano ampiamente a tutta pagina.

Del fatto, assolutamente imprevisto, non ci sono fotografie dell’epoca, ma unicamente una davvero celebre tavola-illustrazione dipinta dal noto pittore Achille Beltrame per la copertina del settimanale “la Domenica del Corriere”, uscito domenica 5 Agosto 1900.

Il corpo dell’illustre defunto fu conservato, per alcuni giorni, completamente sommerso dentro a una vasca di marmo negli appartamenti privati della Villa Reale, coperto di ghiaccio e di formalina, per evitare una rapida decomposizione e in attesa dell’arrivo del figlio, Re Vittorio Emanuele III° che, con la moglie, la Regina Elena di Montenegro, era in crociera, sulla nave “Yela”, nel Mare Mediterraneo meridionale.

Il corpo del defunto Re Umberto I°, fu quindi composto in abiti civili nella camera ardente dentro la Villa Reale quindi, il giorno 8 agosto 1900, il feretro, dopo una breve cerimonia di commiato nella stessa camera ardente, fu solennemente traslato, avvolto nella bandiera del Regno d’Italia e posizionato sull’affusto di un cannone, dalla residenza reale alla stazione ferroviaria di Monza dove, su una carrozza passeggeri funebre appositamente allestita, partì per Roma, per i funerali di Stato e per la successiva tumulazione nel Pantheon.

Questa, per sommi capi, è la storia dell’assassinio di Re Umberto I° di Savoia… e, da quel lontano (domani saranno esattamente 120 anni) 29 luglio 1900, Monza è ricordata nei libri di Storia anche per questo terribile evento.

Sul luogo del regicidio, dieci anni dopo, fu fatta erigere da Re Vittorio Emanuele III° e dalla Regina Madre Margherita di Savoia, la vedova, una “Reale Cappella Espiatoria”: un austero e slanciato monumento funebre, quasi un faro senza luce, costruito su progetto degli architetti Giuseppe Sacconi e Guido Cirilli: è alto 35 metri e, al suo interno conserva, nella sottostante cripta, un cippo rotondo di marmo nero, posizionato a terra proprio nel punto esatto nel quale il Sovrano fu ucciso, con incisa in rilievo la indimenticabile data: 29 Luglio 1900, posta a imperituro ricordo del tragico evento: una triste quanto comune memoria storica, per i monzesi e per tutti gli italiani!

Foto di fabrio_it da Pixabay

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