Addio a Livio Caputo, gentleman del giornalismo

di Alberto Comuzzi  – Livio Caputo è morto come ha vissuto: con discrezione. Aveva 87 anni. Dal 1976 era giornalista de “Il Giornale”, che aveva aiutato a fondare...

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di Alberto Comuzzi  – Livio Caputo è morto come ha vissuto: con discrezione. Aveva 87 anni. Dal 1976 era giornalista de “Il Giornale”, che aveva aiutato a fondare con Indro Montanelli.

Apparteneva a quella covata di cronisti che hanno fatto grande il giornalismo italiano. Laureato in Giurisprudenza aveva esordito sulle pagine del Corriere d’Informazione con corrispondenze da Bonn (parlava bene il tedesco avendo vissuto a Vienna dove era nato nel 1933).

Pur impegnato come inviato conosceva molto bene il lavoro di redazione avendo frequentato quelle del settimanale di punta rusconiano, “Gente” e dei quotidiani “Resto del Carlino”, “La Nazione”, “La Notte”, “Corriere della sera”. Aveva anche diretto “Epoca” e in questi recentissimi tempi, “Il Giornale”.

Chi lo ha conosciuto da vicino concorda sul tratto di signorilità che lo contraddistingueva. Noi non siamo stati suoi colleghi, ma abbiamo avuto modi di frequentarlo negli anni in cui, insieme, ci siamo occupati dell’Ifg (Istituto di formazione del giornalismo).

Caputo faceva parte dei consulenti chiamati da Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, mentre noi avevamo il compito di tesoriere come membri del Consiglio dell’Ordine.

I suo interventi, sempre pacati, erano incentrati sulla qualità che l’Istituto avrebbe dovuto assicurare agli allievi che presto sarebbero entrati nel mondo dell’informazione.

In più di un’occasione, al termine delle riunioni, ci intrattenemmo a ragionare sul futuro della professione e sulla questine forse più delicata: quella dell’etica dei giornalisti.

Era commovente la sua attenzione nel preparare giornalisti che acuissero la sensibilità alle istanze dei lettori. Qualche anno più tardi, costruendo una redazione per Resegoneonline, facemmo tesoro dei suoi ammaestramenti.

La sua disponibilità fu tale che non esitò a ricevere nella sua casa milanese tre giovani redattori lecchesi, quando gli chiedemmo se era disponibile a tenere una lezione ad hoc per loro.

Rosa Valsecchi, Stefano Scaccabarozzi e Lorenzo Bonini poterono così ricevere una serie di utili consigli da uno dei più preparati giornalisti italiani.

Livio Caputo, nel commentare i fatti, non usava mai espressioni enfatiche; da autentico liberale e democratico esponeva le sue ragioni con garbo e stringenti argomentazioni.

Per lui vale quanto diceva Totò: ricchi si diventa, signori si nasce; e io lo nacqui.

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