Calcio, il Presidente Erba si dimette e vende il Seregno

SEREGNO – Nell’aria c’era. E da tempo, Giornata dopo giornata, partita dopo partita il suo malessere e il suo disappunto erano cresciuti. E ora Davide Erba, presidente del...

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SEREGNO – Nell’aria c’era. E da tempo, Giornata dopo giornata, partita dopo partita il suo malessere e il suo disappunto erano cresciuti. E ora Davide Erba, presidente del Seregno, ha deciso di non ricoprire più la carica.

A leggere quanto scriveva ormai da diversi giorni su Facebook e dalla sua contrarietà al modo di condurre la Lega Pro del presidente Francesco Ghirelli, la sua volontà era già scritta. E alcune frasi erano già lampadine accese: “la Lega Pro mi preoccupa un po’”, “non serve dare multe su multe, mesi e mesi di squalifiche, me ne vado lo stesso”, “e così i vasi iniziarono a scoperchiarsi” fino alla più incisiva “qualcuno lassù deve iniziare a tremare, attendiamo che io non rientri più in giustizia sportiva”.

Concetti che hanno aperto la strada al post finale, non sul profilo Fb della società ma suo personale: me ne vado. “Cari seregnesi – è il testo- la mia decisione di lasciare la squadra è irreversibile e non procrastinabile, lascio con il rimpianto, dopo avere raccolto una realtà senza prospettiva e portata a essere tra le prime 80 squadre di calcio in Italia”.

Al nome di Erba sarà sempre in ogni caso legato il ritorno degli Spartans in terza serie dopo un’assenza che risaliva alla stagione 1981-82. “Lascio e non lo nascondo – è il suo pensiero- deluso e nauseato dai vertici del calcio, ho alcune trattative in corso e darò priorità a chi darà continuità al progetto, lascio perché sono stanco di rimanere in un sistema che eufemisticamente non è sano”. Insomma, la gioia per l’avvenuta promozione in Lega Pro da parte del suo Seregno è evaporata in un disincanto permanente.

“Il calcio italiano è solo politica federale- dice rendendo più marcata la sua contrarietà – anzi, è il giochino di dirigenti federali vendicativi che usano questo sistema per esercitare un potere che non spetta loro, quasi tutti gli imprenditori hanno abbandonato, altri lo stanno per fare”. Accuse che pesano come macigni. Definisce la Lega Pro “allo sbando più totale”. E nel suo mirino è anche l’associazione italiana arbitri che, a suo dire, “non garantisce un livello minimo e accettabile di gestione delle gare”.

Insomma, Erba ha deciso di farsi da parte sbattendo la porta. Chi ne rileverà il testimone non avrà certamente un’eredità facile trattandosi di gestire una compagine fresca di promozione, di una promozione che proprio al suo nome è legata. Chi vivrà vedrà. (articolo di Cristiano Comelli) 

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