Conte, avvocato degli italiani o abile camaleonte?

di Alberto Comuzzi – La crisi di governo che si sta risolvendo con l’incarico dato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al professor Giuseppe Conte ha mostrato a...

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di Alberto Comuzzi – La crisi di governo che si sta risolvendo con l’incarico dato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al professor Giuseppe Conte ha mostrato a tanti italiani il volto di un mondo politico complicato e di bassissimo profilo etico.

La vera sorpresa è stata il Presidente del Consiglio, l'”Avvocato degli italiani”, come egli stesso s’era definito quando Luigi Di Maio, il 21 Maggio 2018 lo aveva presentato al presidente Mattarella perché gli affidasse l’incarico di formare un governo gialloverde formato da pentastellati e da leghisti.

Riassumiamo brevemente il suo percorso. Durante il discorso d’insediamento al Senato, il 5 Giugno 2018, Conte annuncia la volontà di ridurre l’immigrazione clandestina e di aumentare il contrasto ai trafficanti di esseri umani; d’impegnarsi nella lotta contro la corruzione politica; d’introdurre una legge che regoli il conflitto di interessi ed una normativa che espanda il diritto all’autodifesa.

S’impegna poi ad operare per una drastica riduzione delle tasse e del costo della politica; infine si dice favorevole a togliere le sanzioni alla Russia e a riammetterla nel club dei G7.

Durante l’ultimo “vertice dei Grandi”, Conte è stato l’unico leader a sostenere la proposta di Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, di riammettere la Russia nel G7, anche se subito dopo sfumerà la sua posizione avvicinandosi alle testi degli altri partner europei.

Si deve probabilmente a questo “feeling” l’endorsement con cui Trump ha incoraggiato la nascita di un nuovo governo Conte confermando in un twit l’affidabilità della persona; naturalmente dal suo punto di vista, che resta quello di un Presidente fedele al motto: “America first”.

Meglio avere a che fare con un politico italiano, mai eletto e senza un seguito forte alle spalle, piuttosto che con un rappresentante (di qualsiasi partito esso sia) di un popolo compatto e coeso.

Trump non solo ha bisogno di qualche amico per placare Germania, Francia, Cina, Iran etc. etc., deve anche far marciare le industrie del suo Paese e tra poco emetterà qualche “”fatturina/cambialina”, come per esempio, quella all’Italia relativa all’acquisto di otto F35, che rappresentano una commessa di circa 1,3 miliardi di dollari (di cui solo il 4 per cento tornerà nel nostro Paese sotto forma di lavoro dei propri tecnici).

Chissà se si sentono imbarazzati dall’assist di Trump a Conte quei progressisti e radical chic che fino ad oggi lo hanno sbeffeggiato e descritto come un volgare cow-boy? Proseguiamo nella vicenda Conte.

È nel tardo pomeriggio del 20 Agosto di quest’anno in cui il Primo Ministro, sempre al Senato, dopo avere duramente accusato Matteo Salvini, leader della Lega e ministro dell’Interno, di essere un opportunista politico e di aver scatenato la crisi politica solo per rincorrere interessi personali e di partito, si lascia andare in una specie di manifesto programmatico quasi preannunciando il suo impegno in un nuovo governo.

Sappiamo come s’è evoluta la situazione. L'”Avvocato di tutti gli italiani”, certamente ottimo giurista, persona educata, raffinata e d’indiscusso “savoir-faire” (nel senso pieno del termine: saper fare), fino ad oggi una dimostrazione ha sicuramente dato: quella di essere capace di cogliere le occasioni propizie, innanzi tutto per sé. Capo del Governo era e capo del Governo rimane.

Gli hanno dato il potere (senza neppure faticare per conquistarselo, magari attraverso una campagna elettorale) e, con abile opportunismo, se lo è tenuto. I due vice, Di Maio e Salvini sono rimasti tagliati fuori. Il secondo è finito all’opposizione (ma occhio a considerarlo politicamente morto), il primo è destinato a contare sempre meno, visto che sarà proprio Conte a rappresentare non solo gli italiani, ma anche i 5Stelle.

Evidentemente tra di loro non c’era una persona in grado di assumere l’incarico di Primo ministro; persona che la coppia Grillo-Casaleggio avrebbe certamente sostenuto con vigore se fosse stata individuata nel movimento da loro promosso.

Avendo perso il potere, qualcuno ha già cominciato a processare Salvini, il quale ha certamente commesso un paio d’errori. Il primo: avere puntato sulle urne non valutando appieno il fatto che l’attuale Parlamento è largamente formato da deputati ostili a rimettersi in gioco. Il Capo della Lega s’è fidato di Zingaretti che gli avrebbe assicurato la partecipazione al voto.

Il Segretario del Pd, con il ricorso alle urne, avrebbe colto l’opportunità di ridimensionare Matteo Renzi (attraverso la compilazione di nuove liste elettorali con candidati vicini alla sua segreteria) e, nel contempo, si sarebbe assicurato il ruolo di capo dell’opposizione nella probabilissima sconfitta elettorale.  Qualcuno deve averlo indotto a cambiare opinione.

A parte Fratelli d’Italia (unico partito coerente nel chiedere senza tentennamenti il ritorno alle urne), qualche deputato del Gruppo misto e, ovviamente, la Lega, nessun altra forza parlamentare sarebbe stata favorevole al ritorno alle urne. Persino Forza Italia, aldilà dei pronunciamenti ufficiali, sotto sotto non era (e non è) favorevole ad una nuova campagna elettorale.

Detto fuori dai denti: solo chi ha una professione o un’attività può rinunciare a 14.700 euro al mese, più prebende varie. Sono tantissimi coloro che, una volta perso il seggio, sanno che difficilmente lo potranno riconquistare. Da qui il “senso di responsabilità” con cui i Pentastellati e i Democratici di sinistra si sono addossati il peso della croce per ridare un nuovo Governo agli italiani.

Il secondo errore di Salvini è stato quello di non avere denunciato, a tempo debito, ciò che il primo ministro Conte avrebbe fatto per mesi: tenere fermi alcuni fascicoli importanti (autonomia regionale differenziata, flat tax, grandi opere etc..) previsti dal “contratto” in modo da far spazientire la Lega e i suoi simpatizzanti nei confronti dei 5stelle fino a spingere i primi ad accusare i secondi d’immobilismo e portando, di conseguenza, alla rottura del sodalizio.

Oggi, con il senno di poi, c’è da chiedersi come mai nessuno si sia accorto che Conte stava lavorando innanzi tutto per sé. L’augurio che dobbiamo farci, noi italiani, è che, dopo averci dimostrato quanto sia abile nel lavorare per sé, ora confermi di essere altrettanto capace di lavorare per noi.

A mo’ di post scriptum – dopo i frastornati commenti di analisti e commentatori politici, quasi tutti ostili agli uscenti gialloverdi e oggi osannanti agli entranti giallorossi, i quali  analisti e commentatori ci hanno spiegato che “la politica è sangue e merda”, secondo l’effervescente espressione di Rino Formica, casuale conterraneo di Giuseppe Conte – vogliamo ricordare che l’incoerenza e l’opportunismo, anche in politica, prima o poi si pagano. Per ora l’”Avvocato degli italiani” s’è ampiamente aggiudicato l’appellativo di “uomo per tutte le stagioni”.

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