Invasione di cimici in Lombardia: danni all’agricoltura

Il caldo anomalo ha provocato in Lombardia una vera invasione di sciami di cimici che si stanno moltiplicando con danni in media del 20 per...


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Il caldo anomalo ha provocato in Lombardia una vera invasione di sciami di cimici che si stanno moltiplicando con danni in media del 20 per cento su soia, mais e frutta. È quanto emerge da una prima stima della Coldiretti regionale sugli effetti della cimice marmorata asiatica, che è particolarmente pericolosa per l’agricoltura perché prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all’anno con 300-400 esemplari per volta.

«E’ un disastro – dichiara Marco Curtarelli, agricoltore di Castelnuovo Bocca d’Adda, in provincia di Lodi – Sui terreni più colpiti arriviamo anche al 50% del raccolto di soia: i baccelli sono marciti, le foglie sono diventate scure e le piante non hanno potuto completare il loro ciclo di maturazione”. “Qui in zona hanno colpito ovunque – sottolinea Alessandro Rota, coltivatore di Cassano d’Adda (MI) – A inizio stagione sembravano poche, poi con questo clima ci siamo trovati di fronte a una vera invasione. Parliamo di danni sul 20-30% del raccolto di soia, con punte del 50% in alcune zone».

La diffusione in Italia di questi insetti, che nel nostro Paese non hanno antagonisti naturali è stata favorita da temperature ben al di sopra delle medie, in un 2018 che si classifica fino ad ora come l’anno più bollente dal 1800, con il mese di settembre che ha fatto registrare temperature superiori addirittura di ben 1,82 gradi e precipitazioni inferiori del 61% alla media storica di riferimento (1971-2000), sulla base dei dati Isac Cnr relativi ai primi nove mesi dell’anno.

La cimice ha colpito anche la provincia di Varese, interessando cereali, frutta e verdura. Il posizionamento di alcune trappole, in particolare nella zona dove si coltivano le pesche, a Monate, ha solo ritardato l’effetto degli attacchi, ma non li ha limitati. Non va meglio a Pavia, dove le prime stime sulla soia indicano una diminuzione della produzione di circa il 15% rispetto al raccolto normale. Percentuali simili si registrano in provincia di Brescia su soia e leguminose, colture nel mirino delle cimici anche nella zona di Fontanella (BG), dove alcuni produttori segnalano che i baccelli sono stati svuotati con un danno fino al 20 per cento.

Invasi anche i vivai della Bassa Bergamasca e diversi frutteti con gravi conseguenze per mele e pere. In provincia di Lecco danni diffusi si sono registrati sulle colture orticole e frutticole, mentre in alcuni areali del Comasco i danni su soia, mais, legumi e ortofrutta hanno superato il 70%; è andata meglio a chi ha potuto proteggere i frutteti con le reti. Infatti, la lotta in campagna per ora può avvenire solo attraverso protezioni fisiche a difesa delle colture perché per motivi sanitari non è possibile importare insetti antagonisti dalla Cina.

Nel Mantovano,  spiega la Coldiretti Lombardia,  è stato danneggiato il 10 per cento della soia; per quanto riguarda la frutta, sui peschi il danno arriva anche al 30-40%, mentre sui peri scende al 20% e sui meli al 10. “Alcune piante,  riferisce Pier Paolo Morselli, agricoltore della Bassa Mantovana,  possono subire la deformazione del frutto, fino alla caduta. Per la soia, invece, in alcuni appezzamenti della zona di Pegognaga gli agricoltori non hanno nemmeno raccolto il prodotto”.

La cimice marmorata, il cui nome scientifico è Halyomorpha halys è originaria dell’Asia orientale, in particolare di Paesi come Taiwan, Cina e Giappone. E’ solo l’ultimo dei parassiti alieni che con i cambiamenti climatici hanno invaso l’Italia, provocando all’agricoltura e alle grandi coltivazioni di soia e di mais nel nord Italia danni stimabili in oltre un miliardo.

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