Boccia: l’economia rallenta, puntare sulla crescita

di Stefano Scaccabarozzi «Noi non valutiamo i Governi ma i singoli provvedimenti: quelli per la crescita li riteniamo deboli, perché su una manovra da 36 miliardi...


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di Stefano Scaccabarozzi «Noi non valutiamo i Governi ma i singoli provvedimenti: quelli per la crescita li riteniamo deboli, perché su una manovra da 36 miliardi solo 6 sono per questa. Auspichiamo che l’Esecutivo e il Parlamento possano fare delle correzioni riequilibrando la Legge di Stabilità». Questo il messaggio lanciato quest’oggi da Vincenzo Boccia, presidente nazionale di Confindustria, ospite a Lariofiere di Erba all’assemblea generale congiunta di Confindustria Lecco e Sondrio e di Unindustria Como.

Boccia ha poi spiegato che: «C’è un rallentamento dell’economia globale, addirittura della Germania. Per questo serve una manovra anticiclica che punti soprattutto sulla crescita: noi abbiamo proposto di partire dalla infrastrutture, aprendo i cantieri a partire dalla Tav, e di accellerare gli investimenti privati non depotenziando Industria 4.0 e il credito d’imposta per ricerca e sviluppo e attivando il pagamenti della Pubblica Amministrazione verso le imprese. Il Governo vuole sforare affinché si cresca, ma bisogna dimostrare che questo avvenga veramente sia per ragioni di sostenibilità che di credibilità dello stesso Governo».

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L’assemblea delle due territoriali di Confindustria, dal titolo “L’elogio del capitale umano nella quarta rivoluzione industriale”, si era aperta con la relazione congiunta dei due presidenti Lorenzo Riva e Fabio Porro.

«Se continuiamo a ignorare le ragioni d’impresa, considerandole quasi come un fastidio – ha esordito Porro, numero uno degli industriali comaschi – se non si progetta il futuro, il rischio di arretrare e tornare a una recessione che da congiunturale si trasformi in strutturale è in agguato generando anche risvolti sociali».

Da questa constatazione la scelta di stringere ancora di più la relazione delle due territoriali per generare una maggiore massa critica e migliori servizi e opportunità: «I numeri dei tre territori – ha sottolineato il presidente Riva – contano, solo per il manifatturiero, 9500 imprese e oltre 100mila addetti. E le nostre due associazioni ne occupano due su treIl manifatturiero delle tre province realizza un export di 10 miliardi di euro l’anno, a cui si aggiungono le molte realtà del settore servizi e turismo. Oggi inauguriamo una nuova stagione di sinergie strategiche e operative, visti anche i riflessi della riforma camerale. Dovremo ampliare le connessioni fra i rispettivi network, mi spingo a immaginare un grande polo per l’università e la ricerca e un polo incubatore e facilitatore di trasferimento tecnologico».

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Al centro dell’assemblea la stretta attualità della manovra economica: «Il lavoro non si crea con una legge, ma lo si può distruggere con un decreto. Mi riferisco al decreto dignità: – continua Porro – la dignità del lavoro come può dipendere dal grado di inamovibilità da chi lavora? Noi siamo convinti che la dignità stia nel riconoscere il capitale umano la risorsa più importante, a prescindere dal tasso di digitalizzazione e robotizzazione. Mentre in tutta Europa cala la disoccupazione, in Italia aumenta. Non si può pensare di creare lavoro tornando indietro di 50 anni, oppure irrigidendo un mercato che aveva cominciato a mostrare segnali forti di vivacità grazie alla ripresa mondiale e in parte agli sgravi previsti dal Jobs Act».

E poi il reddito di cittadinanza: «Una visione – è la sottolineatura di Riva – di chi sceglie la sussistenza invece dell’acquisizione di abilità nuove e più alte, della formazione continua e del merito. Oggi il confronto è sul terreno della competenza. Ci preoccupa il messaggio lanciato al Paese e ai giovani. Il reddito di cittadinanza dice a un popolo laborioso come il nostro che è meglio aspettare invece che agire».

DSCN9977Le imprese delle nostre province invece chiedono investimenti in innovazione: «Della formazione 4.0 non sembra esserci più traccia nella legge di bilancio.Secondo il World Economic Forum nel giro di 5 anni cesseranno di esistere 75 milioni di posti di lavoro, ma altri 133 saranno creati. Ma almeno il 54% dei lavoratori avrà bisogno di essere riqualificato o di aumentare le proprie competenze. La quarta rivoluzione industriale sta facendo il proprio effetto, la digitalizzazione è diventato uno dei traini principali dello sviluppo. Ci aspettiamo quindi un supporto 4.0, che non significa solo incentivo economico, ma anche investimenti in cultura, formazione 4.0, alternanza scuola-lavoro e alto apprendistato. In un mondo con tanti robot, per governare i processi occorre diventare sempre più “umani”, le abilità più richieste saranno: pensiero creativo, innovativo, problem solving, capacità di leadership e di influenza sociale».

Infine il tema delle infrastrutture: «Un’ora da Como a Lecco e altrettanto per Sondrio rappresenta una vera e propria separazione fisica, quasi un muro. Strade vecchie, lente, insicure, con interventi recenti sul dito di una mano. Migliorare la rete infrastrutturale è anche una possibilità di volano di crescita economica per il territorio. Fermare le grande opere significa tagliarci fuori da un mondo che continua a correre. La rete italiana è rimasta ferma alle esigenze di 50 anni fa mentre le nostre imprese investono in digitalizzazione, innovazione e produttività».

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