Bernareggio, picchia e minaccia la moglie per due anni

Ha picchiato, insultato e minacciato la moglie per due anni, incolpando la donna 43enne di aver perduto il bambino che portava in grembo. Per questo...


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Ha picchiato, insultato e minacciato la moglie per due anni, incolpando la donna 43enne di aver perduto il bambino che portava in grembo. Per questo un cittadino egiziano di 27 anni, nullafacente, incensurato residente a Bernareggio, è stato sottoposto dal Tribunale di Monza all’allontanamento da casa e al divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla moglie.

L’egiziano, a partire dal mese di giugno 2017 fino al mese di aprile 2019, ha sottoposto la moglie a maltrattamenti di carattere fisico e psichico impedendole di uscire di casa da sola se non per andare al lavoro, controllando i suoi movimenti e l’utilizzo del telefono e di internet.

L’uomo, secondo i Carabinieri, insultava la donna con epiteti e frasi profondamente ingiuriosi e offensivi, arrivando ad aggredirla fisicamente e in più occasioni e a minacciare tanto lei quanto la sua famiglia, inviandole messaggi con insulti e minacce del seguente tenore: “se parli ancora vengo a casa e riempio di botte te e tutta la tua famiglia del c….”, “quando vengo ti spacco la faccia”, “te lo giuro sulla mia famiglia quando vengo a casa ti riempio di botte”, “tanto io non ho un c…. da perdere, in carcere ci vado volentieri, per una m…. come te ci vado”, in tal modo provocandole uno stato di sofferenza e paura perdurante.

A febbraio, a seguito di un litigio sorto per via di una chat intrattenuta dall’egiziano con un’altra donna e scoperta dalla parte offesa, la colpiva con un calcio al ginocchio e con pugni e sberle offendendola pesantemente. Dopo tale episodio, sempre a febbraio, a seguito della firma dei documenti della separazione, strappava gli stessi, insultava la persona offesa, minacciava di morte la stessa e la sua famiglia e colpiva la donna al braccio con una mensola, prendeva poi un coltello e, puntandoglielo alla gola, le diceva “ti sgozzo”.

I primi di aprile l’indagato chiedeva alla persona offesa di consegnargli il telefono e al suo rifiuto le cingeva una mano attorno al collo tanto da provocarle un mancamento, inducendola a rifugiarsi in auto, poi raggiungendola e dicendole “me la paghi, ti ammazzo”. Finalmente la donna, immediatamente dopo quest’ultimo episodio, prendeva coraggio e richiedeva l’intervento dei Carabinieri.

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