Taiwan: aumenta l’aggressività di Pechino

di Giuseppe Morabito – L’ex presidente di Taiwan Ma Ying-jeou visiterà la Cina Popolare la prossima settimana, il primo viaggio del genere di un ex leader taiwanese dalla fine...

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di Giuseppe Morabito – L’ex presidente di Taiwan Ma Ying-jeou visiterà la Cina Popolare la prossima settimana, il primo viaggio del genere di un ex leader taiwanese dalla fine della guerra civile cinese nel 1949.

Ma, membro del partito di opposizione Kuomintang (KMT) di Taiwan, sarà nella Cina Popolare tra il 27 marzo e il 7 aprile e, a quanto reso noto, renderà omaggio ai suoi antenati nella provincia sud-occidentale dell’Hunan avendo al seguito una delegazione di studenti taiwanesi da interagire con analoghi studenti della Cina Popolare.

Sebbene il viaggio di uno dei leader della minoranza a Taipei, concordato e quindi gradito da Pechino, sia apparentemente privato, è pieno di simbolismo storico e arriva in un momento di crescenti tensioni sul futuro della Repubblica di Cina- Taiwan.

Il Partito Comunista al potere in Cina Popolare non ha mai governato l’isola di Taiwan, ma ne rivendica il controllo, considerandola una provincia (dove però oggi si vive in democrazia), e si è ripetutamente rifiutato di escludere l’ipotesi di prenderla con la forza.

Alla fine della guerra civile cinese, il Partito Comunista di Mao Zedong prese il controllo della Cina “continentale” mentre il Kuomintang sotto Chiang Kai-shek fuggì a Taiwan – con entrambe le parti che affermarono di essere il legittimo rappresentante della Cina nei decenni successivi, fino alla transizione di Taiwan in una democrazia negli anni ’90.

Nei decenni più recenti si sono viste relazioni sempre più positivi tra Pechino e il KMT, un riavvicinamento che ha raggiunto il suo massimo proprio durante l’amministrazione di Ma.

Ma è stato presidente di Taiwan tra il 2008 e il 2016, anni durante i quali ha stretto legami economici più forti tra la Cina Popolare e l’isola governata democraticamente, ma ha, comunque, contrastato la minaccia di Pechino per la riunificazione. La sua percepita vicinanza a Pechino, in particolare sul fronte economico, aveva, in ogni caso, scatenato proteste e un forte contraccolpo negativo degli elettori.

Il KMT ha perso le ultime due elezioni contro il Partito Democratico Progressista (DPP), che è molto più scettico nei confronti delle linee di azione del partito comunista cinese e rifiuta la tacita intesa che entrambe le parti riconoscano di appartenere a “una sola Cina”, ma con interpretazioni diverse di ciò che ciò comporta. Come conseguenza, il Presidente cinese Xi Jinping ha intensificato la pressione economica, diplomatica e militare su Taiwan da quando, come scritto, il DPP ha raggiunto la maggioranza nel 2016.

Il viaggio di Ma si svolge in quel febbrile contesto geopolitico e arriva mentre Taiwan e gli Stati Uniti intensificano gli sforzi per contrastare le crescenti capacità militari della Cina Popolare.

Il viaggio arriverà anche in un momento politicamente delicato. Il Presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, a breve, farà scalo negli Stati Uniti in un altro viaggio, questo diplomatico, verso gli alleati di Taipei in America Latina (Guatemala e Belize) e il Presidente della Camera degli Stati Uniti Kevin McCarthy ha reso noto che ha intenzione di incontrarla quando sarà negli Stati Uniti.

A Taiwan si terranno le prossime elezioni presidenziali a inizio del prossimo anno. La Presidente Tsai non è rieleggibile in quanto sta svolgendo il suo secondo, e ultimo possibile, mandato.

I timori di un’invasione ordinata da Pechino incombono su Taipei da più di sette decenni, ma sono stati sovraccaricati sia dalla maggiore assertività del Presidente cinese Xi, che ha appena imposto la sua terza elezione, sia dall’invasione russa dell’Ucraina.

Il KMT ha da tempo respinto il fatto di essere definito un partito “pro-Pechino” ma la sua leadership, compreso Ma, ha spesso spinto sulla necessità di migliorare i legami, tanto è vero che il vicepresidente del KMT Andrew Hsia ha visitato Pechino il mese scorso per incontrare un importante leader del Partito Comunista, Wang Huning. Questo è avvenuto anche se Pechino ha interrotto le comunicazioni ufficiali con il governo di Taiwan guidato da Tsai.

Nel 2015, Ma e Xi avevano tenuto uno storico incontro faccia a faccia a Singapore, il primo incontro tra i leader del Kuomintang e del Partito comunista cinese dalla fine della guerra civile cinese, ma al momento non è previsto un incontro tra Xi e Ma nel corso del viaggio.

L’ufficio presidenziale di Taiwan ha dichiarato domenica in una dichiarazione che Ma sarà tenuto a riferire i dettagli del suo viaggio al governo in carica prima e dopo la sua visita in Cina Popolare.

Fonti di governo a Taipei hanno confermato che il Presidente Tsai Ing-wen sorvolerà e sosterà negli Stati Uniti in rotta verso l’America centrale alla fine del mese, ma non si sa se avrà luogo il citato e molto atteso incontro con il Presidente della Camera degli Stati Uniti Kevin McCarthy. Inoltre, la Presidente Tsai si recherà a New York il 29 marzo prima di visitare il Guatemala e il Belize e si fermerà poi in California prima di tornare a Taiwan.

Qualsiasi incontro faccia a faccia tra McCarthy e Tsai rischia di far “infuriare” il Partito Comunista al potere in Cina Popolare e questo riporta alla scorsa estate, quando Pechino ha lanciato massicce esercitazioni militari nei pressi di Taiwan, incluso il lancio di missili sull’isola, perché’ il predecessore di McCarthy, Nancy Pelosi, ha visitato Taipei, il primo viaggio del genere da parte di un Presidente della Camera statunitense in carica in 25 anni.

La Cina Popolare ha reagito alle prime notizie sul previsto transito statunitense di Tsai con il suo ministero degli Esteri che si è dichiarato “seriamente preoccupato” per la prospettiva di un incontro con McCarthy e ha ribadito la sua posizione secondo cui Pechino “si oppone risolutamente a tutti gli scambi ufficiali tra Stati Uniti e Taiwan” e che “ era contraria alla visita” accusando Tsai di “promuovere l’indipendenza di Taiwan”.

Il rifiuto di Taiwan di confermare in anticipo i dettagli di un potenziale incontro di McCarthy non sorprende, date le sensibilità geopolitiche.

La visita di Pelosi a Taipei lo scorso anno è stata resa pubblica solo dopo l’atterraggio del suo aereo, anche se è stata riportata in anticipo dai media occidentali.

In conclusione, è importante ricordare che il Guatemala e il Belize sono due dei pochi alleati diplomatici ufficiali rimasti a Taiwan.

Martedì scorso, il presidente dell’Honduras Xiomara Castro, dopo evidenti pressioni diplomatiche ed economiche della Cina Popolare, ha dichiarato di voler trasferire il riconoscimento diplomatico da Taipei a Pechino.

Questa mossa lascerebbe Taiwan con solo 13 paesi alleati a livello diplomatico, per lo più piccole nazioni dell’America Latina e del Pacifico. Tuttavia, Taiwan ha ottime relazioni diplomatiche, di fatto ma non ufficiali, con molte nazioni occidentali, inclusi gli Stati Uniti.

I timori di una potenziale invasione cinese, che incombono su Taiwan da più di sette decenni sono andati crescendo e oggi sono, purtroppo, sovraccaricati sia dalla maggiore aggressività nelle dichiarazioni (e nei fatti) del Presidente cinese Xi Jinping sia dall’invasione russa dell’Ucraina.

Generale Giuseppe Morabito – Membro del Direttorio della NATO Defence College Foundation.

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