Peperoni e angurie le prime vittime del grande caldo

Si contano i primi danni provocati dall’ondata di caldo africano nelle campagne lombarde dove tra Cremona e Mantova bruciano frutta e verdura pronte per la raccolta. E’ quanto...

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Si contano i primi danni provocati dall’ondata di caldo africano nelle campagne lombarde dove tra Cremona e Mantova bruciano frutta e verdura pronte per la raccolta. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti regionale che sottolinea come le alte temperature abbiano provocato in alcune aziende perdite dal 10% al 30% del raccolto.

Dalle angurie che – sottolinea la Coldiretti – mostrano evidenti segni di scottature con sfregi bianchi sulla buccia ai peperoni ustionati con macchie marroni che li rendono invendibili.

A rischio anche i meloni: “La combinazione tra il maltempo di maggio e il caldo attuale ne ha compromessi molti – precisa Massimo Perini, agricoltore di Casteldidone (CR) – La pioggia ha ritardato lo sviluppo della pianta, che adesso è meno protetta, meno vigorosa e collassa”. “Il timore è anche per le prossime settimane – aggiunge Luca Galeotti, imprenditore agricolo di Pegognaga (Mantova) – con il caldo e questi colpi di sole le foglie cominceranno a seccare e i meloni e le zucche si troveranno più esposti, proprio nel momento della maturazione”.

Con il grande caldo nelle campagne gli agricoltori sono costretti a ricorrere all’irrigazione di soccorso per salvare le coltivazioni in sofferenza per le alte temperature, dagli ortaggi al mais, dalla soia al pomodoro. Questo intervento è importante – continua la Coldiretti – soprattutto per far sopravvivere le piantine piccole che non avendo radici sviluppate non riescono a raggiungere lo strato umido del terreno poiché lo sbalzo improvviso della temperatura tende a formare una crosta in superficie.

Al momento non c’è allarme siccità poiché le riserve di acqua sono per ora garantite  grazie alle precipitazioni del mese di maggio come dimostrano i grandi laghi che hanno un grado di riempimento pari al 78% in quello di Como al 92%, il Maggiore e fino al 96% per il Garda mentre il fiume Po al Ponte della Becca si trova ad un livello di poco più di mezzo metro al di sotto dello scorso anno.

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