Monza la strana e misteriosa morte dell’anarchico Gaetano Bresci

di Eugenio Maria Faleri – Domenica 29 luglio 1900, ore 22,35, quattro colpi di pistola, di cui tre a segno (spalla sinistra, un polmone, il cuore) e il...

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di Eugenio Maria Faleri – Domenica 29 luglio 1900, ore 22,35, quattro colpi di pistola, di cui tre a segno (spalla sinistra, un polmone, il cuore) e il Re d’Italia, Umberto I° di Savoia (1844/1900), muore assassinato dall’anarchico toscano Gaetano Bresci (1869/1901).

L’attentatore aveva agito con estrema rapidità, facendosi largo tra la folla assiepata sul viale al passaggio del Re e riuscendo perfino a mettere un piede sul predellino della grande carrozza reale scoperta… e il Re d’Italia, dopo avere detto “Avanti, credo di essere ferito”, spirò quasi all’istante.

Gaetano Bresci fu immediatamente arrestato da un drappello di Carabinieri Reali comandati dal maresciallo Andrea Braggio, subito bloccato anche per evitargli un sicuro linciaggio da parte della folla inferocita… le fonti storiche sono discordanti sul fatto che resistette, o meno, al fermo avvenuto praticamente in flagranza di reato.

Il 29 agosto 1900, esattamente un mese dopo i tragici fatti di Monza, Gaetano Bresci venne processato a Milano dalla Corte d’Assise (in piazza Cesare Beccaria, nell’allora Palazzo di Giustizia e oggi sede del Comando Generale dei Vigili Urbani di Milano. Gaetano Bresci aveva chiesto di essere difeso dall’avvocato (e deputato) socialista Filippo Turati, il quale però si rifiutò, e quindi venne assistito congiuntamente dagli avvocati Luigi Mario Martelli (legale d’ufficio) e Francesco Saverio Merlino (legale anarchico), che tuttavia non richiesero i termini a difesa: un solo giorno di giudizio (l’intero processo durò appena otto ore) e, dopo pochi minuti di camera di consiglio, la sentenza: la condanna (come peraltro già ampiamente previsto) alla pena detentiva dell’ergastolo.

Gaetano Bresci, che non rivedrà mai più i suoi cari negli Stati Uniti (la famiglia: con la moglie irlandese Sophie Knieland e le due figlie, Madeline (detta Gaetanina) e Muriel, quest’ultima non ancora nata al momento del regicidio), fu in seguito tradotto nei penitenziari: prima di San Vittore a Milano e poi di Forte Longone a Porto Azzurro sull’Isola d’Elba, infine nel piccolo (99 celle) carcere, già borbonico quindi sabaudo, sullo scoglio di Santo Stefano, Comune di Ventotene (isola di), nelle Isole Ponziane, dove entrò il 23 gennaio 1901, con il numero di matricola 515.

Appena quattro mesi di dura detenzione in quest’ultima struttura penitenziaria e… l’anarchico improvvisamente morì, ufficialmente suicida, impiccatosi, nelle prime ore del pomeriggio, con un fazzoletto o con un tovagliolo (difficilmente con un asciugamano, perché non lo poteva avere), alla grata di ferro della sua piccola cella (di soli nove metri quadrati: tre per tre), il 22 maggio 1901.

Nel carcere, subito ne fu constatata formalmente la morte, appunto per avvenuta auto-impiccagione, dal medico dottore Francesco Russolillo e dal direttore cavaliere Vito Cecinelli.

Due giorni dopo tale tragico epilogo, tre professori (collegio medico necroscopico peritale: Corrado, De Crecchio, Gianturco) dell’Università di Napoli, effettuarono in loco l’autopsia… il cadavere di Gaetano Bresci, appariva già in avanzatissimo stato di decomposizione, davvero poco compatibile con la morte avvenuta solo due giorni prima… e quindi il dubbio, assolutamente legittimo, è che l’anarchico regicida fosse morto ben prima della data ufficiale del decesso, il 22 maggio 1901.

Alcuni hanno ipotizzato che, nella realtà, che peraltro non conosceremo mai, essendo tra l’altro sparito il documento – scheda cartaceo ufficiale del detenuto matricola 515, pare che tre secondini avessero aggredito e pestato (nella sua cella d’isolamento) Gaetano Bresci, che in sovrappiù aveva ai piedi anche una pesante (18 chili) catena di ferro fissata al muro, fino a provocarne la morte a seguito delle tante, troppe percosse subite.

Il 26 maggio 1901, all’alba, Gaetano Bresci fu ufficialmente sepolto, insieme a tutti i suoi effetti personali, in una fossa senza nome nel piccolo cimitero sullo scoglio di Santo Stefano (ma alcuni ritengono che sia stato invece inumato in mare) … detto cimitero è oggi in completo stato di abbandono, ampiamente invaso dalla folta vegetazione mediterranea spontanea, e pare che contenga in tutto 47 sepolture, buona parte successive alla morte dell’anarchico e quasi tutte anonime.

Poco tempo dopo i noti fatti, due avvenimenti quantomeno irrituali: al direttore del carcere venne raddoppiato lo stipendio mentre un detenuto ergastolano, forse un testimone scomodo dell’evento “suicidario”, fu improvvisamente graziato.

Poi … semplicemente il nulla: forse la verità, fu insabbiata e così seppellita per sempre insieme al cadavere già decomposto.

Una verità che manca  e quindi offende.

Negli anni, molti anarchici e alcuni storici hanno più e più volte posto la domanda su chi davvero “avesse suicidato” Gaetano Bresci … e cioè se di fatto si sia trattato di un omicidio (di Stato, del Regno d’Italia) e non di un suicidio.

Se così fosse, un omicidio mascherato da suicidio, per qualsiasi Stato democratico moderno (il Regno d’Italia era una “monarchia costituzionale” retta dalle norme dello Statuto Albertino), non è comunque una bella realtà.

Questa, in breve, è la triste storia del celebre detenuto matricola 515, dal suo arresto in flagranza di reato alla morte, apparsa da subito strana e misteriosa.

Poi, un altro evento piuttosto inspiegabile: il nuovo Re d’Italia, Vittorio Emanuele III° di Savoia (1869/1947), per sua propria decisione concesse a favore della moglie e delle due figlie (allora ancora bambine) del regicida, rimaste peraltro sempre negli Stati Uniti, una dignitosa pensione (e questo: fu solo un gesto magnanimo… oppure riparatorio???).

Oggi, è intenzione della Repubblica Italiana restaurare e recuperare (per fini culturali orientati all’Europa) la struttura carceraria di Santo Stefano (in disuso dal 25 febbraio 1965, dopo la sua definitiva chiusura), e magari anche il piccolo cimitero, su quello scoglio in mezzo al mare arroventato dal sole e battuto dal vento (e, in questo senso, già sono stati stanziati dei fondi pubblici: 70 milioni di Euro).

Davanti al cimitero in località Turigliano, alle porte di Carrara, ai piedi delle Alpi Apuane e sotto le famose cave di marmo (soprattutto bianco), nel 1990 gli anarchici locali installarono e dedicarono una stele – monumento alla memoria della controversa figura di Gaetano Bresci, l’anarchico che venne dagli Stati Uniti nella primavera del 1900 per assassinare Re Umberto I° di Savoia… un ricordo, certo, ma forse anche un tentativo di fare uscire Gaetano Bresci dalla storia per farlo entrare nella leggenda.

Oggi sono trascorsi esattamente 122 anni da quel tragico 29 luglio 1900 e la città di Monza e l’Italia intera ancora fanno memoria del Re e dell’anarchico, uniti per sempre da quei terribili quanto lontani accadimenti.

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