Altri cinque arresti per l’attentato esplosivo di Pioltello

Nuovi arresti effettuati dall'Arma dei Carabinieri. Il Ten. Col. Simone Pacioni, del Comando Provinciale di Monza, nella sala stampa di via Moscova, del Comando Provinciale di...


Ten. Col. Simone Pacioni Comando Carabinieri Monza
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Nuovi arresti effettuati dall’Arma dei Carabinieri. Il Ten. Col. Simone Pacioni, del Comando Provinciale di Monza, nella sala stampa di via Moscova, del Comando Provinciale di Milano,  ha esposto i fatti che hanno portato all’arresto da parte dei Carabinieri del Comando Provinciale di Milano dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Milano nei confronti di 5 soggetti (4 italiani ed un romeno), ritenuti responsabili a vario titolo di detenzione e porto di materiale esplodente, aggravato dal metodo mafioso, porto e vendita illegale di armi da fuoco, nonché furto con strappo.

La misura cautelare giunge a coronamento dell’indagine condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Monza e dalla Compagnia di Cassano D’Adda (Mi) ed avviata a seguito dell’atto intimidatorio commesso il 10 Ottobre 2017, quando era stato fatto esplodere un ordigno I.E.D. (Improvised Explosive Device) contenente polvere pirica davanti alla porta di ingresso dell’abitazione di un 46enne ecuadoregno, cagionando ingentissimi danni all’intera palazzina.

Nella circostanza, a seguito della deflagrazione, fu emanata dal Sindaco di Pioltello un’ordinanza di sgombero dello stabile con conseguente evacuazione, tutt’oggi in vigore, di dodici famiglie, per un totale di 27 persone. L’attività investigativa aveva già consentito di trarre in arresto il mandante del fatto criminoso, figlio di una persona già condannata per associazione mafiosa, nonché nipote del capo della “Locale” di ‘ndrangheta di Pioltello, ed eseguire il fermo di indiziato di delitto di ulteriori tre sodali.

A due dei destinatari dell’attuale misura cautelare, in particolare, sono stati contestati la detenzione e il trasporto dell’esplosivo utilizzato per compiere l’attentato dinamitardo, nonché la vendita di una pistola calibro 7,65 con relativo munizionamento al prezzo di 800 euro.

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