Rodolfo Beretta, l’alpino brianzolo a “Porta Porta”

L'opera di recupero sui ghiacciai del Trentino dei resti dei soldati caduti sul fronte della Grande Guerra ha suscitato l'interesse della trasmissione di Rai 1...


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L’opera di recupero sui ghiacciai del Trentino dei resti dei soldati caduti sul fronte della Grande Guerra ha suscitato l’interesse della trasmissione di Rai 1 “Porta a Porta” che giovedì 1 novembre dedicherà spazio alla vicenda dell’alpino Rodolfo Beretta.

A seguito di un lungo lavoro di verifica è stato possibile risalire al nome e conoscere il suo destino: Beretta Rodolfo di Paolo, soldato del 5° Reggimento Alpini, Battaglione Val d’Intelvi, 244a Compagnia, nato il 13 maggio 1886 a Besana in Brianza, distretto militare di Monza, morto l’8 novembre 1916 alle ore due e trenta primi “perché travolto da valanga di neve mentre era comandato al trasporto dei viveri dal Passo Lares al Passo Cavento (Adamello)”.

Il 13 Ottobre scorso presso il Sacrario Militare del Cimitero monumentale di Trento si è svolta la cerimonia di resa degli Onori solenni e consegna ai familiari dei resti di Rodolfo Beretta, a cura del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti, ente del Ministero della Difesa.

Il Caduto, per espressa richiesta dei familiari, è stato tumulato il giorno successivo nella sua città natia, Besana in Brianza. Gli oggetti appartenuti a Beretta e rinvenuti dai ghiacci sono esposti nella mostra “storie senza Storia. Tracce di uomini in guerra (1914-1918)” allestita nella Cappella Vantini di Palazzo Thun a Trento e visitabile fino al 6 Gennaio 2019.

A parlarne nello studio di Bruno Vespa sarà Franco Nicolis, direttore dell’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia. Rimasti sepolti per cento anni sotto una coltre di ghiaccio sul più alto fronte della Grande Guerra, a oltre 3000 metri di altitudine, i resti dell’alpino Beretta sono riaffiorati nell’estate 2017 ai piedi del Corno di Cavento nel Gruppo dell’Adamello e recuperati da una équipe multidisciplinare composta da archeologi, geologi, guide alpine, restauratori.

Le operazioni, condotte con metodologia archeologica, hanno portato al recupero di alcuni oggetti che hanno permesso di ridare un’identità al caduto. (Pat-Provincia Autonoma di Trento)

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