Monza, i parrocchetti invadono il Parco

Si acquistano, si ammira per un po' la loro bella livrea verde brillante, poi ci si stanca. Così, alcuni parrocchetti, scappati dalle gabbie o fatti...


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Si acquistano, si ammira per un po’ la loro bella livrea verde brillante, poi ci si stanca. Così, alcuni parrocchetti, scappati dalle gabbie o fatti volare via di proposito, hanno nidificato e a decine hanno preso dimora nel Parco di Monza e nei giardini della Villa Reale.

Benché originari di Paesi con un clima assai diverso dal nostro (il parrocchetto monaco, Myiopsitta monachus, è originario del Sud America mentre il parrocchetto dal collare, Psittacula krameri, proviene dall’Africa), si sono adattati alla grande alle rigide temperature tipiche delle nostre latitudini.

Ormai è altrettanto facile vedere questi simpatici uccelletti verdi tra i rami quanto merli e passerotti (la loro presenza è stata segnalata per la prima volta nel novembre 2015) ma dietro l’insolito e piacevole colpo d’occhio si ripete un copione che ormai conosciamo a memoria: la convivenza non sempre facile tra specie locali e specie alloctone. Il parrocchetto, infatti, può competere con alcune specie autoctone, come l’assiolo, per le risorse e per la contesa dei nidi fatti nelle cavità degli alberi; i volontari dell’ENPA tengono comunque monitorata la situazione periodicamente e sembra che per ora nel Parco la coabitazione con le specie locali non stia creando problemi.

Gli altri “stranieri”

Nel Parco e nei Giardini della Villa Reale i parrocchetti non sono gli unici “stranieri”: il laghetto della Villa Reale è invaso da anni dalle Trachemys scripta elegans e dalle Trachemys scripta scripta (tartarughe dalle guance rosse e tartarughe dalle orecchie gialle) di origine americana, così come provengono da Oltreoceano gli scoiattoli grigi, che hanno colonizzato interi territori del nostro Paese.

Altre specie sono state introdotte in Italia senza pensare alle conseguenze, basti pensare alle nutrie, al gambero rosso, al pesce siluro, originario del Danubio e immesso nel Po per organizzare le battute di pesca, e ai cinghiali, che sono ormai una vera e propria emergenza.

L’emergenza cinghiali

Come si è arrivati a quella che i media definiscono un’emergenza cinghiali? Anche in questo caso è colpa dell’uomo. Il cinghiale di casa nostra è un animale schivo che arriva al massimo ai 90 chili; nel corso dei decenni, immissioni effettuate a scopo venatorio, autorizzate o meno, di cinghiali provenienti dal centro Europa, ben più grossi di quello nazionale (150 chili e oltre) hanno esponenzialmente aumentato la popolazione con le conseguenze che è facile immaginare, come il drammatico incidente accaduto giorni fa sulla A1.

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