Il trasformismo, una fragilità sciagurata di corto respiro

di Alberto Comuzzi – Il trasformismo è un male endemico di cui soffre il Parlamento italiano fin dal 1882. Ad inaugurare questa malsana pratica fu Agostino Depretis (1813-1887),...

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di Alberto Comuzzi – Il trasformismo è un male endemico di cui soffre il Parlamento italiano fin dal 1882. Ad inaugurare questa malsana pratica fu Agostino Depretis (1813-1887), per ben otto volte presidente del Consiglio del Regno d’Italia dal 1876 al 1887, quando, a Stradella (Pavia), pronunciò quella frase che sarebbe poi diventata parte integrante della sua prassi politica: «Se qualcheduno vuole entrare nelle nostre file, se vuole accettare il mio modesto programma, se vuole “trasformarsi” e diventare progressista, come posso io respingerlo?».

A parte il ventennio fascista, da 140 anni dunque i Palazzi Montecitorio e Madama vedono, di tanto in tanto, deputati e senatori muoversi da un gruppo parlamentare ad un altro in modo più o meno disinvolto.

A consentire tale scelta è l’articolo 67 della Costituzione che garantisce la libertà di espressione ai membri dei due rami del Parlamento. I padri costituenti hanno ritenuto opportuno che ogni singolo parlamentare non fosse vincolato da alcun mandato né verso il partito d’appartenenza, né verso il programma elettorale.

In capo al singolo deputato o senatore resta però – e non è poca cosa –, oltre alla personale responsabilità politica, il rapporto con gli elettori che lo hanno sostenuto convinti della sua appartenenza ad un preciso partito o movimento politico.

È vero che solo uno stupido non cambia mai opinione, ma è deplorevole cambiarla unicamente per trarne un profitto personale. Ciò che stride del trasformismo in atto in questi giorni al Senato (come accaduto, per altro, anche nel recente passato) è proprio la volontà di numerosi parlamentari di aderire a qualsiasi progetto politico pur di mantenere il proprio ruolo che contempla privilegi e status symbol.

Insomma un’azione di conservazione del potere esclusivamente per il potere garantito da un Premier che, come sembra profilarsi, si accingerebbe ad allargare il numero di ministri e sottosegretari. Una brutta pagina di storia italiana che si aggiunge, purtroppo, ad altre, comprovando che siamo un popolo di scarsa memoria e incapace di evitare gli errori del passato.

A questo proposito, nella sua “Storia dell’Italia liberale” (Laterza, Roma-Bari, 2011), Fulvio Cammarano annota che «con l’avvicinarsi delle prime elezioni a suffragio allargato, previste per l’ottobre 1882, si ebbe un’accelerazione del fenomeno della disgregazione degli schieramenti politici tradizionali. (…) Così Depretis definì superate le differenze ideologiche della Destra e della Sinistra risorgimentali.

Si poteva quindi far nascere maggioranze parlamentari più solide e compatte, fondate sulla convergenza delle componenti moderate dei due vecchi schieramenti. Tale avvicinamento si sarebbe potuto verificare su una quantità di problemi concreti e attuare attraverso una attenta distribuzione dei ruoli di potere». Ogni riferimento a fatti o circostanze attuali è puramente casuale, ovviamente.

Sul Padre del trasformismo è interessante anche quanto scrive Vittorio Gnocchini in “L’Italia dei Liberi muratori. Brevi biografie di massoni famosi” (Erasmo Editore-Mimesis). «Depretis fu iniziato massone e subito insignito del grado di Compagno d’arte presso la Loggia “Dante Alighieri” di Torino il 22 Dicembre 1864 ed elevato al grado di Maestro nel 1866.

Affiliato successivamente nel 1868 alla Loggia “Universo” di Firenze, nel 1877 raggiunse il 33° grado del Rito scozzese antico ed accettato e nel 1882 fece parte del Supremo Consiglio del Rito scozzese. Il 29 luglio 1887, giorno dei suoi funerali, lo stendardo dell’Ordine apparve abbrunato a mezz’asta al balcone del palazzo Quirini, sede del Grande Oriente d’Italia e del Supremo Consiglio. Ancora oggi vi è una Loggia intitolata ad Agostino Depretis nella città di Voghera».

Che la massoneria sia una una comunità di fratelli uniti per conquistare o mantenere il potere, possibilmente universale, è la storia a confermarlo. Così come è la storia della Chiesa a comprovare che Pio IX e Leone XIII hanno promulgato encicliche per mettere in guardia i credenti dalla massoneria.

Foto Wikicommons

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