Quattro chiacchiere con l’astronauta Paolo Nespoli

di Donatella Salambat – Paolo Nespoli ha trascorso 313 giorni nello spazio nel corso di tre missioni ed è considerato uno degli astronauti con maggiore esperienza. In previsione...

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di Donatella Salambat – Paolo Nespoli ha trascorso 313 giorni nello spazio nel corso di tre missioni ed è considerato uno degli astronauti con maggiore esperienza. In previsione del suo “sbarco” a Sondrio lo abbiamo raggiunto per un intervista che con grande cortesia ci ha subito concesso.

La sua è una professione che affascina e incuriosisce piccoli e grandi e della quale Nespoli parlerà dal palco del Festival di Sondrio, venerdì 22 e sabato 23 Novembre, durante un incontro organizzato pensando soprattutto ai ragazzi, che avranno così l’opportunità di ascoltare e confrontarsi con uno degli astronauti più conosciuti al mondo.

Nespoli nasce l’8 Aprile 1957 a Milano e trascorre la sua infanzia a Verano Brianza; si diploma nel 1977 al Liceo scientifico “Paolo Frisi” di Desio ed in seguito si arruola nell’Esercito dove trascorre otto anni, diventando incursore del 9° Battaglione d’Assalto “Col Moschin” di Livorno. Dal 1982 al 1984 è a Beirut, in Libano, con il contingente italiano della Forza multinazionale di pace. Congedatosi dall’Esercito ottiene un Bachelor of Science e un Master of Science in Aeronautica e Astronautica al Polytechnic University di New York. Torna in Italia e lavora come ingegnere disegnatore per poi essere assunto dal Centro astronauti europeo dell’Agenzia spaziale europea (Esa) a Colonia in Germania come ingegnere addetto all’addestramento degli astronauti. Nel 1998 inizia la sua carriera nello spazio: selezionato come astronauta dall’Agenzia spaziale italiana è inserito nel corpo astronauti dell’Esa e distaccato al Johnson Space Center della Nasa a Houston. Il suo primo volo nello spazio è nel 2007 come specialista a bordo dello Space Shuttle Discovery per la stazione spaziale internazionale. Nel Dicembre 2010 partecipa alla Spedizione 26/27 rimanendo nello spazio per 159 giorni (rientrò sulla Terra nel Maggio del 2011). Ultima missione il 28 Luglio 2017 a bordo della Soyuz MS-05 dove ha svolto oltre 60 esperimenti per la missione Vita, acronimo di vitalità, innovazione, tecnologia ed abilità (atterrò il 14 Dicembre 2017 dopo 139 giorni nello spazio).

Riassunto brevemente il suo curriculum, passiamo alle domande colmi di curiosità per trovarci davanti ad una delle rarissime persone che dello spazio possono parlare con cognizione di causa per averlo a lungo navigato.

Che cosa racconterà ai ragazzi, ma anche agli adulti, che verranno ad ascoltarla a Sondrio?

Andare e lavorare nello spazio è un’attività polivalente che va a toccare tante cose, tante emozioni che possono avere non solo un aspetto tecnico ma anche umano. Cercherò di parlare ai ragazzi presenti al Sondrio Festival di una volontà di fare una cosa incredibile, spronarli a guardarsi attorno e cercare di fare le cose anche se all’inizio sembrano impossibili. Spiegherò che per diventare astronauta, non conta solo il sogno, ma occorre anche guardare nel dettaglio che cosa vuol dire oggi fare l’astronauta e perché facciamo questo tipo di attività. Navigare nello spazio ti fa sentire ancor più abitante della Terra. In orbita si osserva il pianeta con una prospettiva diversa, con una particolare attenzione all’ambiente e ti rendi conto della fragilità della nostra presenza di umani, ma anche delle capacità che abbiamo come esseri nel cambiare le cose creando le migliori condizioni per poter vivere sul nostro pianeta.

Il Festival è una manifestazione sui parchi, che in genere, sono luoghi esteticamente attraenti. Qual è l’immagine più bella che ha visto dallo spazio?

È difficile scegliere l’immagine più bella. È qualcosa di incredibile la Terra vista da lassù. Osservandola noti una bellezza che cambia in continuazione. Sulla stazione spaziale si ruota attorno alla Terra ad una velocità di 28 mila chilometri all’ora; ci si sposta, cioè, a 8 chilometri al secondo per cui ogni punto o luogo è sfuggente. Occorre fotografare nel giro di due o tre secondi perché il panorama, a quella velocità, cambia repentinamente. La Terra osservata a quella velocità assomiglia ad una tavolozza di colori. Lo scenario cambia in continuazione: a volte ha tonalità di blu molto intenso, o molto rosso, o molto bianco; a volte scorgi un lago magari, uno dei nostri laghi di montagna, che solitamente hanno tonalità di blu molto carico e poi passi ad un lago in Australia che ti si palesa con un rosso acceso. Ci sono queste variazioni di colori che si modificano in poco tempo e diventa difficile poter dire quale sia l’immagine più bella. Nella seconda missione mi ero ripromesso di fotografare alcuni luoghi e al mio ritorno sulla Terra andare a visitarli. Ho cominciato a fare fotografie ed ho finito la missione con più di 200 immagini. Quale sia la più bella non so dire; ci sono posti strani come in Bolivia, oppure in Africa, in Europa, in Cina, da qualsiasi parte ci si giri stupore e meraviglia sono sempre grandi. Direi che la bellezza è dappertutto ed ogni luogo ha una sua specificità.

Quali sono le problematiche maggiori che un astronauta deve affrontare nello spazio?

Lo spazio è un luogo ostile alla vita umana. L’astronauta è vivo perché è dentro una macchina che lo mantiene in vita; già questa è una costrizione. L’alveo che protegge e tiene in vita noi umani è la Terra. Per poter vivere nello spazio sono necessarie una serie di condizioni frutto di sofisticate tecnologiche. Lavorare in quella dimensione per tanto tempo, come si fa nella stazione internazionale, vuol dire esporsi a condizioni di vita non normali. Ora è difficile dire che cosa sia normale sulla Terra. Faccio un paio di esempi: gli eschimesi dormono a -30 gradi nudi sulla neve perché per loro quella è una condizione normale di vita così come chi vive nel deserto del Sahara sopporta temperature medie di 40 gradi all’ombra. Per un astronauta ciò che conta per poter sopravvivere nello spazio è l’addestramento, che è lungo e minuzioso.

Com’è la vita a bordo di un veicolo spaziale?

Sulla stazione l’astronauta è l’unica forza lavoro, ragione per cui egli deve essere in grado di risolvere qualsiasi problema: gestire i sistemi di bordo, effettuare il rifornimento, controllare le pressioni, aprire i boccaporti etc. In pratica egli deve provvedere a tutto, ma soprattutto pensare al mantenimento operativo della stazione perché qualsiasi cosa succeda l’astronauta deve risolverla. L’addestramento dura dai tre ai sei anni e in quell’ambiente le regole di vita che consideriamo normali si stravolgono.

Come reagisce il corpo umano, seppure dentro una navicella, catapultato nello spazio?

Il corpo funziona in modo diverso rispetto alla pressione terrestre. L’astronauta deve affrontare i cambiamenti fisiologici come la perdita di calcio nelle ossa o come il cambio della pressione corporea che produce un innalzamento della pressione nella scatola cranica con problemi agli occhi e al cervello. Inoltre anche l’isolamento è una costante. Gli esseri umani non sono nati per essere solitari o con un nucleo di persone che controlla le tue funzioni ogni cinque minuti. L’addestramento e lo spirito di adattabilità per un astronauta sono caratteristiche che in qualche modo riescono a mutare gli svantaggi e le problematiche in vantaggi. Io sostengo che non esistono astronauti bravissimi e perfetti, ma esistono astronauti decenti che riescono a fare tutto decentemente senza fare grossi pasticci. Ciò che conta per superare e affrontare al meglio una missione spaziale è l’addestramento e la capacità di affrontare le problematiche legate all’ambiente in cui ci si trova. La soddisfazione enorme che se ne ricava è la consapevolezza di sapere che si sta facendo qualcosa di veramente eccezionale.

Le esplorazioni nello spazio sono destinate a cambiare molto in futuro?

Siamo al limite di quello che possiamo fare con i mezzi attualmente in nostro possesso. Se guardiamo alle distanze che ci separano da Marte e da altri pianeti, alle galassie nello spazio, ci rendiamo conto di non riuscire a raggiungerle se non troveremo un modo diverso di viaggiare. Questo secondo me sarà una delle sfide del futuro: individuare un modo diverso di viaggiare o di spostarci. L’uomo ha cominciato a muoversi andando a piedi, a cavallo, in bicicletta, in treno, in macchina, poi i mezzi sono diventati più potenti fino ad arrivare all’utilizzo dell’aereo coprendo distanze sempre più ampie toccando il punto di massima capacità. E adesso? A mio parere siamo arrivati al limite delle capacità di spostamento usando energia chimica o energia che sposta i nostri corpi. Dovremmo trovare modi diversi di muoverci.

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