Nato: quale futuro per la difesa e l’Afghanistan

di Giuseppe Morabito Alcuni analisti hanno, nelle scorse settimane, scritto di essere preoccupati che, per un insieme di errori di calcolo, compiacenza, opportunità e crescente pressione su Mosca,...

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di Giuseppe Morabito Alcuni analisti hanno, nelle scorse settimane, scritto di essere preoccupati che, per un insieme di errori di calcolo, compiacenza, opportunità e crescente pressione su Mosca, potessero crearsi le condizioni per un’altra guerra a sorpresa in un’Europa paralizzata dal virus di Wuhan e addormentata dal sole di agosto (vedasi agosto 2008 in Georgia).

Nulla avviene, per il momento, ma sotto gli ombrelloni o passeggiando tra le fresche colline e montagne, con la mascherina al seguito, bisognerebbe iniziare o continuare a riflettere su tre argomenti: Difesa Europea, futuro in Afghanistan ed espansionismo della Cina. http://comolive.it//articoli-3/nato-preoccupazione-per-lespansionismo-cinese-20200813/?stage=Stage

La difesa europea

Il motivo di preoccupazione è la decisione del Presidente Trump di ritirare e spostare circa 12.000 soldati statunitensi dalla Germania. Una decisione che ha fatto giungere un messaggio chiaro e potente sia agli amici sia ai potenziali nemici. Il Segretario americano alla Difesa Mark Esper, per chiarire il “messaggio” ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno semplicemente “… seguendo il nostro confine est, dove sono i nuovi alleati”.

Al momento, la Polonia ha accettato di finanziare il quartier generale del V Corpo dell’esercito americano e le infrastrutture e la logistica necessarie per una base di 4500 soldati americani e di ulteriori 1000 truppe rotazionali. Lunedì, Esper ha dichiarato che l’accordo USA-Polonia “… aumenterà la nostra deterrenza contro la Russia, rafforzerà la Nato, rassicurerà i nostri alleati e la nostra presenza proiettata in Polonia sul nostro fianco orientale, migliorerà la nostra flessibilità strategica e operativa”. La mossa accorcerà sicuramente la distanza del centro di gravitazione delle forze statunitensi in Europa e il confine orientale della NATO, ma non è chiaro se l’obiettivo USA sia davvero rafforzare la deterrenza verso Mosca spostando la gravitazione. In altre parole ci si chiede se Trump stia usando le forze armate, statunitensi come strumento di negoziazione in un gioco di scacchi ad alto rischio con la Cancelliera Merkel, partita in cui la capacità di difesa dell’Europa è il nodo principale. Il ‘messaggio” di Washington alla Germania è assolutamente chiaro: se la Germania e altri europei non riescono a spendere abbastanza per la propria difesa, perché la difesa dell’Europa dovrebbe essere a spese degli americani? La “mascherina di protezione” americana per l’Europa costa almeno il 2% del PIL nella Difesa dei singoli paesi. In tempo di restrizioni economiche da CV19 sarà difficile far accettare questo all’opinione pubblica dei paesi europei. Ma non si deve far passare inascoltato il: “Portiamo i nostri ragazzi a casa”. Tale frase, che Trump ha spesso ripetuto, giustamente piace al suo elettorato repubblicano anche in chiave afghana.

Afghanistan

Molti correttamente sostengono che le basi per una “NATO globale” e meno legata al suo principio di base per cui fu costituita di “Alleanza Difensiva” siano state stabilite molto tempo fa. Infatti, da più di un decennio, l’alleanza opera in Afghanistan, dove guida la Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (ISAF).

In tale contesto ha enorme rilevanza la decisione che colloqui di pace tra il governo afghano e i talebani potrebbero iniziare nel giro di pochi giorni dopo che da pochi giorni gli insorti hanno dichiarato di essere pronti a sedersi intorno ad un tavolo, una volta che avrà luogo la promessa liberazione di un gruppo finale di combattenti. Il destino di circa 400 prigionieri talebani che è stato un ostacolo cruciale ai colloqui tra le parti, che si erano impegnate a completare uno scambio di prigionieri prima che i negoziati potessero iniziare, è ora definito e il problema risolto. A inizio agosto, migliaia di afgani hanno approvato il rilascio al termine di una loya jirga di tre giorni, un tradizionale raduno afghano di anziani tribali e altri soggetti interessati che è spesso tenuto per decidere questioni controverse. “La nostra posizione è chiara, se il rilascio del prigioniero è completato, allora saremo pronti per i colloqui intra-afghani entro una settimana”, ha detto all’Afp (Agenzia di stampa francese) il portavoce dei talebani Suhail Shaheen. La TV di stato afgana ha riferito che i colloqui inizieranno il ​​16 agosto, anche se nessuna data è stata confermata e comunque, “Il governo afghano inizierà a rilasciare i 400 prigionieri talebani entro due giorni”, ha detto il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale Javid Fasial.

Shaheen ha fatto sapere che il primo round di colloqui si terrà a Doha, in Qatar, dove l’anno scorso è stato concluso un accordo tra Stati Uniti e talebani. Lo scambio di prigionieri è stato una parte fondamentale dell’accordo firmato dai talebani e dagli Stati Uniti a Febbraio, quando Washington ha accettato di iniziare a ritirare le sue truppe dall’Afghanistan in cambio dell’impegno degli insorti di tenere colloqui di pace con il governo a Kabul.

Se i colloqui avranno buon esito, (molti dubbi rimangono sulla loro riuscita) e porranno fine al conflitto vecchio di quasi due decenni che è costato decine di migliaia di vite, anche i più scettici ammetteranno, al di là delle chiusure ideologiche, che almeno si vede una possibilità concreta di un sostanzioso giustificato ritiro di tutte le unità Nato impegnate nella missione ISAF. Un ritiro, già in parte iniziato, che sarà sicuramente ”targato Trump” e utilizzato a Novembre prossimo nella campagna elettorale presidenziale. La “mascherina modello ISAF” contro i terroristi talebani forse non si dovrà più indossare…forse!

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