Fase 3? Per ora navighiamo nel buio

di Donatella Salambat – È arrivata la Fase 3, ma non per tutti in Italia. Il lockdown ci ha lasciato in eredità un’ insana paura nell’affrontare la quotidianità....

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di Donatella Salambat – È arrivata la Fase 3, ma non per tutti in Italia. Il lockdown ci ha lasciato in eredità un’ insana paura nell’affrontare la quotidianità. Rimanere chiusi in casa e mantenere le distanze ha generato una forma di approccio mentale basata sul sospetto reciproco. Come si può capire se le persone che incontriamo sono indenni dall’infezione?

Questo interrogativo genera in ognuno di noi comportamenti che sfiorano forme nevrotiche che si manifestano in vari modi; cambiare direzione in strada quando si incontra qualcuno, attendere fuori dai negozi rimanendo stipati sui marciapiedi, lanciare sguardi minacciosi in chi non usa i guanti o indossa la mascherina lasciando scoperto il naso fino ad impedire a chiunque l’accesso alla propria abitazione. Eh sì, perché capita pure che un agente immobiliare (è capitato a più d’uno) si sia sentito dire dai proprietari di un alloggio in vendita che agli eventuali acquirenti non era consentito di prenderne visione per evitare rischi di contagio.

Ma esiste anche un paradosso. Il lockdown ha creato una netta distinzione tra il lavoratore del pubblico impiego e quello del settore privato. L’impiegato pubblico dorme sonni tranquilli perché al 27 del mese, che sia stato presente, in permesso sindacale, assente per malattia, riceverà il salario. Situazione opposta quella di chi opera nel privato (imprenditore o dipendente) o è un professionista a partita Iva.

Lo smart working è ben accetto dal lavoratore del pubblico impiego per affrancarsi più facilmente dal controllo dei capi, meno da chi lavora nel privato perché è spesso chiamato a proseguire l’attività anche al di fuori delle canoniche otto ore giornaliere.

Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ha già sottolineato come siano stati persi 400.000 posti di lavoro e teme che altrettanti e forse più saranno persi nel prossimo autunno. Infatti le aziende, che sono i soggetti che producono ricchezza, non sono state sostenute dallo Stato e il ministro dell’Economia, Gualtieri, ha addirittura addossato al sistema bancario la colpa di non avere erogato al mondo imprenditoriale i crediti promessi dal Governo. Su 400 miliardi di euro garantiti ne sono stati erogati 20, il 5 per cento.

Ciò che si evidenzia è una totale assenza di progettualità del Governo che continua a parlare di sviluppo e di investimenti in nuove tecnologie, esempio accelerare lo smart working, senza però mai specificare quale sia la reale strada da percorrere, come ha sottolineato il citato presidente Bonomi.

Le nuove tecnologie che genere di cambiamento instaureranno nella società? L’applicazione dello smart working aiuterà a decongestionare il traffico nelle strade e diminuirà l’utilizzo dei trasporti, ma che fine faranno i bar, i locali di fast food, i ristoranti che fino a qualche mese fa lavoravano grazie alla mobilità di milioni di lavoratori?

Il virus di Wuhan ha certamente messo in crisi un certo tipo di sviluppo dell’Occidente che ora dovrà ripensare a certe scelte infelici come la globalizzazione, per esempio. La domanda è: l’attuale classe politica italiana ed in particolare quella che regge il Governo ha menti sufficientemente illuminate per gestire le sfide di un nuovo Rinascimento, per dirla alla Tremonti? Mah, per ora navighiamo al buio.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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