2019: sempre più imprese lombarde guardano ai mercati esteri

Per le imprese lombarde sono positive le aspettative verso i mercati esteri per il 2019. Oltre il 70% delle imprese attive sui mercati internazionali è...


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Per le imprese lombarde sono positive le aspettative verso i mercati esteri per il 2019. Oltre il 70% delle imprese attive sui mercati internazionali è pronta ad aumentare il proprio business internazionale, secondo un’indagine di Promos, azienda speciale della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi per l’internazionalizzazione, già presenti all’estero.

La maggior parte (42,6%) ha già rapporti commerciali in più di dieci Paesi esteri e nel corso del 2019 il 25,7% vorrebbe ulteriormente espandere il proprio business in Europa, mentre il 21,6% negli Stati Uniti e il 19,6%, stessa percentuale, sia in Cina che in Giappone. Il 45,2% degli operatori che hanno risposto all’indagine ritiene che il 2019 sarà un anno più positivo del 2018 per il proprio business internazionale, per il 29,7% sarà costante mentre solo il 9,5% prevede un peggioramento della situazione.

Gli imprenditori lombardi si attendono per il 2019 un ulteriore sviluppo internazionale della propria azienda – dichiara Carlo Edoardo Valli, Presidente di Promos, Azienda Speciale per le Attività Internazionale della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza Lodi –.

I Paesi europei si confermano mercati di riferimento per il business delle imprese lombarde, si consolidano mercati come Stati Uniti, Cina e Russia e cresce l’interesse verso Medio Oriente e Giappone. Il supporto delle istituzioni è importante per mettere gli imprenditori nelle condizioni di affrontare con serenità e preparazione i mercati esteri, mettendo a disposizione strumenti che consentano di sviluppare la conoscenza dei mercati target, dei partner commerciali, delle normative e delle procedure di ogni Paese affinché le nostre imprese continuino ad essere protagoniste a livello internazionale grazie alla qualità dei loro prodotti, passaporto valido per i Paesi di tutto il mondo”.

L’indagine sugli operatori (risultati completi nella parte finale del comunicato): per le imprese milanesi e lombardeche operano a livello internazionale, il business estero è molto importante. Ciò è testimoniato dal fatto che il loro fatturato è influenzato per gran parte dall’attività sui mercati esteri.

Per circa il 38,5% degli imprenditori coinvolti nella rilevazione infatti, il business internazionale pesa per oltre il 50% del fatturato. Bisogna però tener conto di alcune problematiche a cui le imprese sono soggette, le più diffuse sono: la scarsa conoscenza dei mercati (31,1%), l’inaffidabilità dei partner locali (27%) la burocrazia (25,7%), la dimensione aziendale (25%) e i costi di accesso al mercato (23,6%).

Il 58,8% sostiene che la ricerca di controparti estere è ancora la soluzione migliore per sviluppare processi di internazionalizzazione, seguita da partecipazione a fiere internazionali (51,4%) e incontri b2b con controparti estere (50,7%).

La distribuzione diretta rimane il canale distributivo più utilizzato (52%), seguito dalla distribuzione indiretta, attraverso distributori, buyers e importatori (48%), più staccato l’e-commerce (19,6%) e i marketplace utilizzati dal 9% delle imprese coinvolte. Emerge da una indagine di Promos, azienda speciale della Camera di commercio di Milano, MonzaBrianza e Lodi a dicembre 2018 su oltre 500 aziende lombarde che operano sui mercati internazionali o che stanno avviando il processo d’internazionalizzazione.

Rispetto alla rilevazione di un anno fa cambiano le principali problematiche che incontrano gli operatori nel loro processo di export: sale al primo posto la scarsa conoscenza dei mercati mentre dodici mesi fa la principale difficoltà era legata ai costi di accesso elevati. Aumentati i canali distributivi online (+2%) e-commerce e (+5,5%) i marketplace.

Tra i servizi di supporto all’internazionalizzazione, cresce in particolare l’interesse verso la ricerca di controparti estere (+4%) e per gli incontri formativi sulle tematiche relative all’internazionalizzazione (+4%). Meno utili sono ritenute invece le missioni collettive (-1,5%).

La Lombardia nei primi nove mesi del 2018 ha esportato 4,5 miliardi in più rispetto allo stesso periodo del 2017. Raggiunge così quasi i 94 miliardi di euro (pari a circa 340 milioni al giorno) con un aumento del 5,1% e vale oltre un quarto (27,4%) del totale italiano che è di 342 miliardi. Precede il Veneto e l’Emilia Romagna (14% nazionale). Tra le province Milano con 32 miliardi di euro circa (+5,5%), Monza Brianza con 7,5 e Lodi, con 2,5 (+9,5%), rappresentano insieme il 45% dell’export regionale, +4%. Bene anche Brescia e Bergamo, che vengono dopo Milano, rispettivamente con 13 e 12 miliardi di export e un aumento del +8,2% e del +4,7%.

Le crescite maggiori sono però a Sondrio (+10,8%) e Varese (+9,8%). L’import nel 2018 raggiunge i 99,5 miliardi di euro, circa un terzo del totale italiano (32%), con Milano (50,6 miliardi), Brescia e Bergamo (7 miliardi), Pavia (6,3 miliardi) come maggiori importatori, in aumento Cremona e Mantova (+24%).

Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e di Promos, azienda speciale della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi sugli ultimi dati Istat.

L’export lombardo raggiunge soprattutto l’Unione Europea (53 miliardi, 56,4% del totale, +5,6%). In particolare bene Germania (+6,7%) e Francia (+5,1%). In forte crescita la Cina (+19,2%) ma anche l’Oceania (+14,4%). Gli Stati Uniti con 6,8 miliardi crescono del 2,2%. In crescita le importazioni dall’Africa settentrionale (+34,7%), dal Medio Oriente (+26,1%) e dalla Russia (+25,8%).

L’export lombardo è guidato dal settore manifatturiero, soprattutto da macchinari, metalli, chimica e moda. I macchinari superano i 18 miliardi nei primi nove mesi e crescono del 2,5%. Seguono i prodotti in metallo (15 miliardi, +7,5%), i prodotti chimici (10 miliardi, +5,1%), la moda (10 miliardi, +3,6%).

Vengono poi i mezzi di trasporto (6,7 miliardi, +9,7%), gli apparecchi elettrici e gli articoli in gomma (quasi 6 miliardi circa), gli alimentari, i farmaceutici e i computer (5 miliardi circa). Nell’import manifatturiero prevalgono invece le sostanze e prodotti chimici, i metalli e l’elettronica.

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