La Madonna di Tirano esempio di fede popolare

di Donatella Salambat - Tirano è una cittadina resa celebre per essere il capolinea della linee ferroviarie con destinazione Milano e Tirano-Saint Moritz (Ferrovia del Bernina), ma...


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di Donatella Salambat – Tirano è una cittadina resa celebre per essere il capolinea della linee ferroviarie con destinazione Milano e Tirano-Saint Moritz (Ferrovia del Bernina), ma anche e soprattutto per la presenza del Santuario dedicato alla Madonna, meta di pellegrinaggi e punto di riferimento e di culto per gli abitanti della Valtellina.

La Madonna di Tirano ha sempre concesso protezione ai fedeli che le si sono affidati e nel 1946, Papa Pio XII, l’ha proclamata “principale e celeste Patrona della Valtellina”. I festeggiamenti per la proclamazione si concludono il 15 agosto di quell’anno con la partecipazione del cardinale Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano.

La storia ha inizio nel 1504 quando il contadino Mario Omodei vede apparire la Vergine Maria.

Il 29 settembre, Omodei è al lavoro in un terreno di sua proprietà sul Monte Folla, quando avverte intorno a sé una luce abbagliante. In pochi istanti si sente sollevare da terra e trasportare in un altro luogo dove vede una giovane ragazza circondata da angeli che lo chiama per nome e gli chiede di far costruire una chiesa per il culto del Signore ed in onore del suo Santo nome.

Per supportare la veridicità dei fatti, la Madonna concede la guarigione del fratello dell’Omodei, gravemente malato e, nei gli anni a seguire, eventi prodigiosi si susseguono nella zona. Questi sono minuziosamente descritti e riportati con autentica notarile nel “Libro dei Miracoli”, la cui stesura inizia il 28 luglio 1505. Si tratta di ben 78 episodi ritenuti inspiegabili e quindi miracolosi avvenuti tra il 29 settembre 1504 e il 1° agosto 1519.

Negli anni successivi all’apparizione della Madonna, la Valtellina fu teatro di guerre che portarono all’invasione da parte dei Grigioni svizzeri. Costoro tentarono d’introdurre la confessione protestante, così il Santuario divenne luogo e simbolo dell’opposizione cattolica e della devozione mariana.

I contrasti fra le due fazioni divennero sempre più forti e raggiunsero il culmine nel 1520 con la cosidetta strage dei “riformati” quando alcuni ribelli cattolici massacrarono duecento protestanti costringendoli ad abbandonare la zona. Gli svizzeri reagirono saccheggiando la città di Tirano. I valtellinesi appoggiati dai cattolici spagnoli si schierarono a difesa dei territori riuscendo ad allontanare gli invasori.

Secondo la leggenda, il giorno della ritirata svizzera, la statua di San Giorgio situata sulla cupola del santuario roteò su se stessa e brandì la spada di fuoco verso i nemici.

Questo fatto rientra nella tradizione popolare valtellinese e simboleggia la forte protezione mariana.

Il 25 marzo 1505 vennero poste le fondamenta per la costruzione di un santuario che fu completato in otto anni e consacrato nel 1523. Giovanni Angelo Majno scultore pavese, realizza l’Ancona dell’altare dell’Apparizione e nel maggio 1528 il vescovo di Como, Cesare Trivulzio, consacra solennemente il luogo di culto.

Molti artisti partecipano alla sua realizzazione tra cui Lorenzo Peverelli di Chiavenna che mette a punto il meccanismo dell’orologio; Francesco Gucciardi, orefice di Ponte di Valtellina, realizza la statua di San Michele posta sulla sommità della cupola e Claudio della Pace del Ducato di Lorena fonde le prime campane. Naturalmente questi sono alcuni tra i tanti artisti dell’epoca che hanno reso pregevole la Basilica.

Il Santuario della Madonna di Tirano è tutt’oggi la massima espressione della devozione popolare valtellinese (e non solo). Infatti è quotidianamente meta di pellegrinaggio di gruppi parrocchiali, famiglie e singoli fedeli provenienti in gran parte dal Nord Italia e dalla vicina Svizzera. Anche le centinaia di ex voto affissi alle pareti della cappella dedicata all’Apparizione, testimoniano di quanta devozione sia stato circondato – e tuttora sia – il Santuario.

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