Cani affidati, la legge li strappa a chi li ama

La notizia fa rabbrividire: dopo 8 anni di vita in famiglia, amati e coccolati, alcuni cani a suo tempo sequestrati e affidati ad altrettante famiglie, potrebbero essere restituiti...

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La notizia fa rabbrividire: dopo 8 anni di vita in famiglia, amati e coccolati, alcuni cani a suo tempo sequestrati e affidati ad altrettante famiglie, potrebbero essere restituiti al loro proprietario, un importatore di animali, a causa della prescrizione del processo che lo vedeva imputato per maltrattamento di animali.

I fatti risalgono al 2012. In un noto centro giardinaggio di Desio (MB) vengono trovati dei cuccioli in pessime condizioni di salute. I piccoli, sette in tutto, vengono sequestrati dalla Polizia Provinciale di Monza e affidati ad ENPA in custodia giudiziaria presso il vecchio canile di Monza in Via Buonarroti. Al fine di garantire agli animali casa e cure ottimali, evitando una lunga permanenza in canile, i sette cani vengono affidati in custodia giudiziaria ad altrettanti padroni che sono stati nel frattempo selezionati dall’Ente Nazionale Protezione Animali di Monza e Brianza.

Sette cuccioli, sette storie a lieto fine che però potrebbero trasformarsi in sette incubi sia per i cani, che hanno ormai 8 anni, sia per le famiglie che li hanno accolti e amati. Il Tribunale di Monza, infatti, ha disposto la restituzione dei cani all’importatore che nel frattempo si è trovato libero dall’accusa di maltrattamento. Non a seguito di una sentenza di proscioglimento ma perché, a causa di cambi di giudice e di un iter giudiziario senza fine, è sopraggiunta la prescrizione del reato e quindi l’uomo è considerato ancora il loro proprietario.

Le famiglie affidatarie, ovviamente, non ci stanno e si opporranno con tutte le loro forze alla restituzione dei loro amati compagni. La Protezione Animali si è schierata fin da subito al loro fianco, affidando la causa all’Avvocato Claudia Ricci, responsabile dell’ufficio legale nazionale ENPA, annunciando che farà una ferma opposizione con tutti i mezzi legali a disposizione.

Secondo ENPA: “mai come in questo caso calza a pennello la massima attribuita a Cicerone “Summus ius, summa iniuria”, ovvero massima giustizia, massima ingiustizia, perché si conferma la presenza di una falla nella legislazione italiana che non contempla una situazione simile. È assurdo, infatti, che per effetto della prescrizione questi poveri animali debbano tornare nelle mani di chi di a suo tempo fu denunciato per maltrattamento, nonostante l’esistenza di una norma (Legge 189/04 e relativo Titolo IX bis c.p.) che ha lo scopo di tutelarli da abuso e violenza”.

Gli animali sono esseri senzienti, hanno sentimenti e sensibilità e non si può permettere che per un cavillo legale vengano considerati dei semplici oggetti da restituire solo perché lo ha stabilito la legge. In questa vicenda è stato inoltre completamente ignorato il profondo legame affettivo che si è instaurato in questi anni tra gli adottanti e gli animali adottati.

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