Macroregione Alpina: bella idea, da realizzare, però

di Alberto Comuzzi. Questa mattina, venerdì 29 Novembre, a Palazzo Lombardia in Milano, è in programma la chiusura del Forum Eusalp 2019. Si tratta di un incontro plenario...

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di Alberto Comuzzi. Questa mattina, venerdì 29 Novembre, a Palazzo Lombardia in Milano, è in programma la chiusura del Forum Eusalp 2019. Si tratta di un incontro plenario al quale è prevista la partecipazione, tra gli altri, del presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, del commissario europeo, Johannes Hahn edel presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana.

Ignoriamo quanti siano i lombardi e, più in generale, gli italiani edotti su Eusalp, ragione per la quale, a beneficio almeno dei nostri lettori spieghiamo che Eusalp è l’acronimo di “EU Strategy for the Alpine region”, vale a dire la Macroregione alpina della quale fanno parte, oltre all’Italia, Francia, Germania, Austria, Slovenia e due stati extra Ue,Svizzera e Liechtenstein.

Eusalp coinvolge 48 regioni e province autonome che si trovano attorno alla catena alpina. Per quanto attiene al territorio nazionale le regioni direttamente interessate sono la Lombardia, la Liguria, il Piemonte, la Valle d’Aosta, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e le province autonome di Trento e Bolzano.

L’Italia partecipa quindi a Eusalp con otto regioni e province autonome, una popolazione di 23.350.000 abitanti (29,8% sul totale di 78.350.000 abitanti), su un territorio di 97.903 Kmq. (pari al 22,2% dell’intera area di 441.006 kmq.), risultando la seconda per popolazione e territorio rispetto alla Germania, che è presente con due länder (Baviera e Baden-Wurttemberg).

Nata nel 2014 e dopo le presidenze di Slovenia, Baviera e Tirolo, è toccato alla Lombardia proseguire, in questo 2019, nell’attività della Macro regione alpina (che si chiude formalmente oggi). I settori che Eusalp intende valorizzare sono i trasporti, il turismo, la gestione delle risorse idriche, lo sviluppo rurale sostenibile, i mutamenti demografici, il lavoro, la Green Economy e i pericoli naturali. Proprio su quest’ultima area d’intervento s’è concentrata l’attività della presidenza italiana.

Nella prefazione al documento “La strategia dell’Unione europea per la Regione Alpina (Eusalp)”, Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia e Raffaele Cattaneo, assessore all’Ambiente e clima con delega specifica all’Anno di presidenza italiana di Eusalp confermavano che «Regione Lombardia continuerà, in raccordo con gli Stati e le Regioni di Eusalp, il lavoro cominciato nel 2014 per rispondere alle principali sfide dei territori alpini, prima fra tutte quella di conciliare sviluppo economico e salvaguardia delle risorse naturali; o ancora, ridurre il gap socio-economico tra aree rurali e urbane e valorizzare le peculiarità identitarie dell’area quale luogo strategico di incontro e sviluppo tra popoli».

Ora, è pur vero che non si possa pretendere di risolvere in dieci/dodici mesi gli annosi problemi che frenano lo sviluppo dei territori di montagna, resta però il fatto cheper ridare slancio a questi ultimi non siano più sufficienti trionfanti discorsi, fragorosi appelli o roboanti parole ancorché pronunciate da eminenti rappresentanti ai più alti livelli delle istituzioni nazionali e internazionali.

Sono anni che le montagne si spopolano e i giovani, quelli che non espatriano, vanno ad affollare i quartieri dormitorio delle città, con tutto ciò che di drammatico spesso si portano addietro tali migrazioni. Aldilà di ridondanti convegni sulla mobilità sostenibile, sulla green economy, sulle start up destinate ai giovani etc. etc., che cosa realmente s’è fatto per evitare che colline e montagne non fossero state abbandonate a sé stesse?

Valsassina, Valtellina, Valchiavenna, per citare tre valli note ai Lombardi, sono località naturalmente vocate al turismo per la straordinaria bellezza della loro vegetazione e per i panorami che offrono.

Ebbene, in Valtellina il turismo incide solo per il 7 per cento sul suo prodotto lordo, mentre in Valsassina è praticamente morto: Barzio, fino a pochi anni fa rinomata località di vacanze al centro della valle, ha visto chiudere oltre il 60 per cento di alberghi e ristoranti.

Senza adeguate infrastrutture, a cominciare da strade, ferrovie, metropolitane leggere, per non parlare di rete internet, inutile parlare di sviluppo della montagna o di Macroregione alpina. L’idea è bellissima, va realizzata, però.

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