La Lombardia può vantarsi con orgoglio di essere stata la prima regione italiana a dotarsi di una legge contro il gioco d’azzardo lecito e di aver predisposto tutta una serie di interventi per limitarne i danni e per sostenere e curare quanti cadono vittime delle ludopatie.
È però del tutto evidente che in questa situazione si confrontano e scontrano interessi opposti, che vedono da una parte soggetti “deboli e fragili” cadere nella dipendenza e dall’altra società di gestione ed esercenti che difendono i loro interessi economici.
Ne sono scaturite tante cause e tanti ricorsi al Tar, tanto da poter affermare che si stia «formando una vera e propria giurisprudenza, costituita dalle sentenze emanate, non solo in Lombardia, dai Tribunali Amministrativi Regionali».
Sul tema, interessante e spinoso, è intervenuta in Consiglio regionale, Viviana Beccalossi del Gruppo Misto, per sollecitare interventi concreti da parte della Giunta.
«I piccoli comuni lombardi, spesso con meno di 5.000 abitanti e talvolta anche con meno di 3.000 abitanti, non hanno uffici legali attrezzati per poter istruire cause contro i giganti del gioco d’azzardo» ha ricordato in Aula la Beccalossi. «Quando si leggono sentenze in cui il giudice afferma che la spesa pro-capite mensile di un giocatore patologico ė di soli 300 €, come accade nel Comune di Roè Volciano, e che questo importo non dimostra una particolare esigenza sanitaria, in quanto appare piuttosto contenuto rispetto ad altre situazioni rilevate nella stessa provincia, allora ci si rende conto che bisogna tornare ad alzare la guardia».


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