Festa Repubblica: il Prefetto risponde agli studenti

Gli studenti delle scuole superiori hanno raccolto alcune domande a cui il Prefetto Patrizia Palmisani ha risposto con l‟auspicio di stimolare le loro riflessioni sul significato della ricorrenza...

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Gli studenti delle scuole superiori hanno raccolto alcune domande a cui il Prefetto Patrizia Palmisani ha risposto con l‟auspicio di stimolare le loro riflessioni sul significato della ricorrenza del 2 giugno.

Che significato ha oggi la Festa della Repubblica?

La proclamazione della Repubblica a seguito del referendum del 2 e 3 giugno 1946 è il punto di arrivo di un percorso lungo quasi un secolo, partito dalla prima guerra d‟Indipendenza del 1848 e snodatosi attraverso molti passaggi cruciali, come la seconda guerra d‟Indipendenza, la spedizione dei Mille, la proclamazione dell‟Unità d‟Italia nel 1861, le successive annessioni e la presa di Roma, gli anni bui della dittatura, la Resistenza e la liberazione del 1945. La Festa della Repubblica, dunque, è la celebrazione della storia recente dell‟Italia, ma soprattutto del sacrificio dei tanti eroi che hanno combattuto per consentire a tutti noi di vivere oggi in un paese fondato sui principi di libertà, democrazia e uguaglianza.

Qual è l’aspetto più importante da ricordare quando si festeggia la Repubblica?

Festeggiare un anniversario significa ricordare gli aspetti caratterizzanti di un evento cristallizzato in una data; onorare un anniversario significa fare propri e attualizzare nel presente i valori racchiusi nel fatto storico a cui si dà risalto. Con il referendum si è chiuso un capitolo fallimentare della storia del nostro Paese e se ne è aperto un altro, inteso come un secondo Risorgimento. Il voto si svolse tra le macerie dei bombardamenti e le rovine di una società civile defraudata dei più elementari diritti di libertà. Dei tanti aspetti importanti del 2 giugno 1946 – dal libero esercizio dei diritti politici al suffragio universale, dal passaggio alla forma repubblicana all‟elezione dell‟Assemblea Costituente – oggi – soprattutto oggi – è importante ricordare quello spirito di partecipazione e di responsabilità che pervase gli italiani per dare un nuovo volto al futuro.

Quanto è importante la Costituzione italiana per la nostra Repubblica?
Proviamo a immaginare la nostra vita come un edificio. La famiglia, gli amici, la scuola, il lavoro, le nostre passioni, le nostre idee, sono i mattoni con cui l‟edificio è costruito. Perché la struttura regga e i mattoni non cadano, però, è necessario che l‟edificio poggi su solide basi.
Ebbene, la Costituzione costituisce la base su cui si fonda la nostra Repubblica e su cui si costruiscono le nostre vite. I principi e le garanzie lì stabiliti, i diritti e i doveri da essa riconosciuti o attribuiti concorrono tutti a promuovere lo sviluppo della persona e la sua partecipazione alla vita del Paese.

La nostra vita come sarebbe stata diversa sotto la monarchia?
È la prima domanda a cui risponde l‟art. 1 della Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
Passare da una monarchia a una Repubblica “fondata sul lavoro” significa che la dignità dei cittadini italiani e la possibilità di raggiungere le più alte cariche dello Stato non deriva (come in monarchia) da titoli ereditari, ma dall’impegno individuale, grazie al quale ogni cittadino, privo di privilegi per nascita, può contribuire in maniera attiva e determinante allo sviluppo della società.

Cosa è cambiato dal 2 giugno 1946, giorno della nascita della Repubblica, ad oggi?

La Repubblica ha fatto tanta strada, in un cammino che tuttavia ha conosciuto anche dei momenti di stallo. Con l‟aumentare dei diritti e delle forme di partecipazione alla „cosa pubblica‟ si sono verificati fenomeni di ulteriore crescita e sviluppo, che tuttavia portano con sé il pericolo di un rallentamento.
Da un lato in molti hanno dato per scontato i diritti di cui oggi godiamo, dall‟altro lo sviluppo dei social può dare l‟illusione di una partecipazione effettiva alla vita pubblica che tuttavia spesso si rivela incapace di incidere in concreto: il pericolo, in entrambi i casi, è svuotare di senso la partecipazione repubblicana.

Cosa vuol dire salvaguardare la Repubblica e festeggiarla?
Come possiamo celebrarla in questo particolare momento? Io penso che salvaguardare la Repubblica significhi prima di tutto „esercizio‟. Esercizio di quelle
libertà, di quei diritti e di quei doveri che rappresentano il nostro patrimonio più grande, ma che non devono mai essere dati per scontato.
Per fa sì che i principi democratici continuino a essere attuati, non sono sufficienti le parole che li definiscono e li raccontano, ma è necessario che essi „vivano‟ nei comportamenti e nelle azioni quotidiane di tutti i cittadini.
E questo esercizio quotidiano costituisce la più alta forma di salvaguardia e di celebrazione che si possa immaginare, anche e soprattutto in questa fase emergenziale in cui tutti noi siamo chiamati a grandi sacrifici e a grandi responsabilità.

A livello tecnico, come è regolato il rapporto tra Prefettura e Forze dell’ordine?
Il Prefetto rappresenta sul territorio il Governo nazionale. In particolare, nell‟ambito specifico della Pubblica sicurezza il Prefetto è chiamato a
sovrintendere all‟attuazione, in ambito provinciale, delle direttive emanate in materia. Sul piano operativo, l‟attuazione delle direttive è curata dalle Forze di polizia, secondo le disposizioni impartite dal Prefetto.
Il Prefetto adotta le sue decisioni anche con il supporto di un importante organo ausiliario e di consulenza, che è il Comitato provinciale per l‟Ordine e la Sicurezza pubblica, di cui fanno parte il Questore, il Comandante provinciale dei Carabinieri, il Comandante provinciale della Guardia di Finanza, il Sindaco del Comune capoluogo ed il Presidente della Provincia, oltre agli altri soggetti istituzionali di volta in volta interessati dalle questioni affrontate. Attraverso il Comitato giungono al Prefetto notizie, proposte e criticità che vengono esaminate al fine di individuare le soluzioni più idonee, volte a garantire un efficace governo del territorio.

Quali azioni e iniziative ha preso la Prefettura in questo periodo emergenziale per monitorare la situazione nelle
nostre città? Come è cambiato il suo lavoro quotidiano in questi mesi di emergenza?
Dal momento dell‟entrata in vigore, lo scorso 23 febbraio, delle prime misure di contenimento del contagio, in Prefettura è stato avviato un tavolo permanente di coordinamento con la Provincia, il Comune di Monza, le Forze di polizia, i Vigili del Fuoco, le Autorità sanitarie e l‟Ordine dei Medici, con l‟obiettivo di facilitare il dialogo tra tutte le componenti impegnate a vario titolo nella gestione dell‟emergenza.
La cabina di regia – che rimane operativa anche nel corso della „fase due‟ – ha finora consentito di affrontare efficacemente le diverse esigenze emerse sui piani della tenuta del sistema sanitario territoriale, dei servizi di controllo sul rispetto delle misure di contenimento, nonché della gestione delle ricadute che le stesse hanno provocato in diversi aspetti della vita della comunità.
Ormai da molte settimane tutte le riunioni si svolgono con le modalità della videoconferenza, e questo costituisce sicuramente il cambiamento più profondo nelle modalità di lavoro della Prefettura.
L‟emergenza sanitaria ci ha insegnato a sfruttare al meglio le potenzialità offerte dalle tecnologie, ma resto convinta che le relazioni umane e professionali si costruiscano prima di tutto sulla socialità. Con l‟impegno di tutti, sono sicura che presto torneremo a lavorare incontrandoci di persona.

Quale può essere il ruolo della scuola per valorizzare la ricorrenza della Festa della Repubblica?
Con il passare del tempo, la memoria di ogni fatto storico rischia di sbiadirsi, e con essa la consapevolezza della sua portata. Oggi, infatti, è sempre più difficile avere la possibilità di confrontarsi con quelle persone che per anni hanno conservato viva la memoria della proclamazione della Repubblica.
Tutti noi siamo quindi chiamati a raccogliere il testimone dalle generazioni passate, e a farci portatori del loro insegnamento. In questo la scuola svolge un ruolo fondamentale, come luogo di formazione della coscienza civica delle giovani generazioni di cittadini.

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