Chi pagherà i debiti delle banche tedesche?

di Alberto Comuzzi – Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica italiana è calamitata dalle gravi questioni della crisi della siderurgia (20.000 posti di lavoro in bilico solo a Taranto), dell’inondazione...

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di Alberto Comuzzi – Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica italiana è calamitata dalle gravi questioni della crisi della siderurgia (20.000 posti di lavoro in bilico solo a Taranto), dell’inondazione di Venezia (37 anni di attesa per Il MO.S.E., un’opera di ingegneria – non ancora ultimata – finalizzata alla difesa della città e della sua laguna dalle acque alte), dell’instabilità del governo (una “coalizione” di due partiti e due partitini che esprimono cinque diverse linee politiche) e della legge di bilancio che lascia presagire ulteriori inasprimenti fiscali, sta passando sotto silenzio l’imminente pericolo causato dall’ implosione delle due principali banche tedesche: Deutsche Bank e Kommerz bank.

Dalla scorsa estate si susseguono notizie allarmanti, ma tutto sommato tenute sotto traccia dalla grande stampa, circa gli effetti che la crisi dei due colossi bancari tedeschi potrebbe generare a livello europeo.

La Deutsche Bank, sinonimo di affidabilità e serietà tedesca, si troverebbe in pancia oltre 43.000 (quarantatremila) miliardi di dollari, ovvero sedici volte il Prodotto interno lordo della Germania, di derivati, vale a dire di quei prodotti finanziari il cui valore dipende da altri strumenti finanziari (quelli che sono alla base della crisi dei mutui del 2008). Per tentare di rimettersi in sesto Deutsche Bank ha redatto un piano industriale che prevede 18.000 licenziamenti, quasi tutti in Paesi non europei.

Beh, si chiederà il lettore, se i due colossi bancari tedeschi vanno male saranno problemi dei tedeschi, non miei? Purtroppo, no; qualche forte rischio di dover pagare il risanamento dei debiti delle banche tedesche lo corre il nostro lettore e con lui tutti noi italiani.

Lunedì 11 Novembre la cancelliera Angela Merkel, ricevuta a Roma dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte per una cena di lavoro a Villa Doria-Pamphilj, non ha tergiversato nel dire che «l’unione bancaria deve essere portata avanti, per garantire la stabilità dell’euro». Toh adesso la Cancelliera, in nome della solidarietà europea, accelera e scopre il valore dell’unione monetaria.

Nell’Agosto 2011, Giulio Tremonti, allora ministro del quarto governo Berlusconi, lanciò l’idea degli eurobond per aiutare l’Italia e la Grecia a sollevarsi dal massiccio indebitamento che gravava sui loro bilanci.

In pratica Tremonti proponeva un meccanismo solidale di distribuzione dei debiti a livello europeo attraverso la creazione di obbligazioni del debito pubblico dei Paesi facenti parte dell’eurozona, da emettersi a cura di un’apposita agenzia dell’Unione europea, la cui solvibilità sarebbe stata garantita congiuntamente dagli stessi membri dell’eurozona.

Il più fiero oppositore della proposta di Tremonti fu l’intero establishment tedesco nel timore che se avessero preso consistenza gli eurobond sarebbero state favorite politiche nazionali azzardate che avrebbero portato ad ulteriori aumenti dei tassi d’interesse sul debito innescando così forti spirali inflazionistiche.

Adesso che a patire situazioni pesantemente debitorie sono le grandi banche tedesche la signora Merkel viene a Roma e chiede, in sostanza, di spalmare tali pesi su tutti i Paesi dell’Unione europea. Per la serie: quando il debito era tuo te lo dovevi pagare tu, ma adesso che è mio, per solidarietà, te ne prendi una bella porzione anche tu. Brava la Cancelliera, non c’è che dire.

«Insomma, vogliono ripetere l’operazione già fatta ai tempi della crisi greca con la costituzione del Meccanismo Europeo di Stabilità che fu finanziato in proporzione al Pil dei singoli stati e non in base all’esposizione verso la Grecia insolvente del sistema bancario dei singoli stati», ha giustamente osservato Giuseppe Masala pochi giorni fa in un articolo pubblicato su “L’Antidiplomatico”.

«E fu così che l’Italia a fronte di un esposizione di appena quattro miliardi nei confronti della Grecia fu costretta a pagare ben 50 miliardi calcolati in proporzione al peso del Pil italiano su quello europeo. In buona sostanza abbiamo speso una cifra immensa per salvare le banche tedesche e francesi che erano esposte per cifre astronomiche».

D’altra parte, come dice l’antico proverbio milanese “se la vá, la g’ha i gamb” (se va, ha le gambe), ovvero, visto che in passato c’è riuscito il colpo, lo riproponiamo.

Eh, no, gentile Cancelliera, adesso che anche in Germania è venuto il momento di tirare un po’ la cinghia deve trovare il modo di dire ai suoi compatrioti che “chi è causa del suo mal pianga sé stesso”. Le parole non le mancheranno.

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