Disturbi dell’apprendimento: quanti sono e come riconoscerli

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento, noti con la sigla DSA, colpiscono circa il 6% degli alunni nelle scuole, con un incremento graduale negli ultimi anni dovuto a una maggiore...

272 0
272 0

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento, noti con la sigla DSA, colpiscono circa il 6% degli alunni nelle scuole, con un incremento graduale negli ultimi anni dovuto a una maggiore sensibilizzazione e capacità diagnostica del personale scolastico e sanitario. Ormai la materia è nota e attenzionata nel dettaglio anche dall’universo accademico. Non se ne parla soltanto nel corso di laurea in psicologia, ma anche tra le scienze pedagogiche e attraverso uno specifico master in DSA, che forniscono le indicazioni necessarie per gli interventi delle future figure professionali. La sfera dei DSA è molto ampia e per riconoscerli, è necessario non solo effettuare un percorso diagnostico, ma continuare a monitorare le manifestazioni più comuni. Abbiamo raccolto i dati più utili sui più diffusi disturbi dell’apprendimento e le modalità per riconoscerli.

Dati sulla prevalenza

Secondo i dati più recenti del Ministero dell’Istruzione e del Merito, si contano oltre 354.000 studenti con certificazione DSA con variazioni significative tra Nord e Sud del Paese. Le percentuali più alte si registrano nelle regioni nord-occidentali, intorno al 7,9%, mentre al Sud si ferma al 2,8%. Quest’ultimo dato evidenzia la disparità nella rete di servizi sanitari, che non consente di avere dati veritieri rispetto alle percentuali. La prevalenza complessiva si stabilizza intorno al 3% nella scuola primaria e aumenta con il salire del grado di istruzione. Alle secondarie di primo grado sale al 6,5% e alle secondarie di secondo grado si arriva al 7%.

La Dislessia

La dislessia rappresenta la forma più diffusa tra i DSA, colpendo circa il 3-4% degli studenti italiani, con 192.941 casi certificati nelle superiori. Si manifesta con difficoltà persistenti nella lettura fluida e accurata, come lentezza nel decodificare parole, omissioni di sillabe o inversioni di lettere, nonostante un’intelligenza nella norma. Nei bambini della primaria, il soggetto legge scandendo sillabe, salta righe o confonde parole simili, mostrando affaticamento rapido.
La dislessia può manifestarsi anche in età prescolare, con segnali come difficoltà a memorizzare colori o rime.

La Disgrafia

La disgrafia incide sull’atto motorio della scrittura, riguardando lo 0,7-2,2% degli alunni a seconda del grado scolastico, con impugnatura scorretta della penna e lettere irregolari. I bambini producono grafie illeggibili, con spaziature incoerenti, dimensioni variabili o pressione eccessiva sul foglio, rallentando il processo e causando frustrazione. Dopo i primi due anni di primaria, si nota affaticamento rapido nel copiare dalla lavagna o nel prendere appunti, posture scorrette e evitamento dei compiti scritti, rendendo ardua l’autocorrezione.

La Disortografia

La disortografia altera la regola di conversione fonema-grafema, con una prevalenza dell’0,8-2,7%, caratterizzata da errori ortografici sistematici come sostituzioni di lettere, fusioni o separazioni errate di parole. Nonostante la conoscenza grammaticale, il bambino commette omissioni o inversioni in dettati e testi spontanei, mostrando scarsa discriminazione uditivo-visiva e reazioni emotive come irritabilità. La diagnosi si basa su deviazioni standard negli errori ortografici, valutati da team multidisciplinari.

La Discalculia

La discalculia è un disturbo che ostacola la comprensione dei numeri e le operazioni aritmetiche. Ha un’incidenza che va dallo 0,5 al 2,7% degli studenti, con difficoltà nelle tabelline o nel ragionamento quantitativo. In età prescolare si evidenziano problemi nel contare oggetti o distinguere quantità, mentre a scuola emergono calcoli lenti e errori persistenti, aggravati talvolta dalla dislessia. La valutazione precoce attraverso test specifici permette strategie compensative per superare queste barriere.

Condividi

Join the Conversation