Su 100 euro spesi solo 6 vanno alle imprese agricole

Su 100 euro destinati dal consumatore all’acquisto di prodotti agricoli freschi, ne rimangono appena 22 come valore aggiunto ai produttori agricoli i quali, con quel...


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Su 100 euro destinati dal consumatore all’acquisto di prodotti agricoli freschi, ne rimangono appena 22 come valore aggiunto ai produttori agricoli i quali, con quel valore, devono coprire gli ammortamenti e pagare i salari, ottenendo come utile 6 euro, contro i 17 euro che rimangono in capo alle imprese del commercio e del trasporto.

Nel caso dei prodotti alimentari trasformati, dove la filiera si complica ulteriormente, l’utile in capo all’imprenditore agricolo, sempre su 100 euro spesi dal consumatore, è inferiore ai 2 euro.

Lo sottolinea il presidente di Confagricoltura Lombardia, Antonio Boselli, chiedendo che le istituzioni intervengano e lavorino il più possibile per eliminare queste disparità all’interno delle filiere dell’agroalimentare.

«In molte catene produttive – spiega Boselli – l’imprenditore agricolo è strozzato dalle dinamiche interne: la distribuzione, in mano sempre più a pochi grandi gruppi, riesce ad imporre prezzi sempre più bassi all’industria la quale, di conseguenza, non riconosce al settore primario la giusta remunerazione. Quando i prezzi globali crescono ed il clima non è ostile, la stagione si salva. Ma se le dinamiche dei mercati cambiano la situazione si fa difficile e molte imprese vanno facilmente in difficoltà. Ritengo – prosegue il presidente di Confagricoltura Lombardia – che sia particolarmente utile un impegno delle istituzioni, a partire dal governo, per analizzare i rapporti all’interno delle filiere e limitare lo strapotere della grande distribuzione: solo così potremo salvare le nostre produzioni che rappresentano il punto di partenza per la realizzazione di prodotti apprezzati in tutto il mondo».

E a proposito di export, come più volte ribadito, Boselli chiede che il governo ratifichi il Ceta, l’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Canada: «Questi accordi rappresentano sempre un compromesso. Ci sono punti maggiormente favorevoli all’Unione europea, altri più interessanti per il Canada. Ma l’opinione positiva dei consorzi delle Dop, come ad esempio il Grana Padano, deve far riflettere».

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