Il Sindaco di Monza, Dario Allevi, difende il Decreto Sicurezza

Il primo cittadino di Monza difende a spada tratta il Decreto Sicurezza del Ministro Salvini, dissociandosi apertamente dal Sindaco di Palermo Orlando e dagli altri...


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Il primo cittadino di Monza difende a spada tratta il Decreto Sicurezza del Ministro Salvini, dissociandosi apertamente dal Sindaco di Palermo Orlando e dagli altri sindaci di sinistra che hanno deciso di non applicare la legge nei loro Comuni.

“Trovo inammissibile – spiega Dario Allevi – che alcuni Sindaci si permettano di invitare i colleghi a disattendere una Legge dello Stato che, in quanto tale, si applica e basta. Molti di questi primi cittadini guarda caso sono del PD, di quel partito cioè al quale negli ultimi anni di democratico è rimasto solo il nome. Sono ormai stucchevoli quando iniziano ad abbaiare alla luna ogni volta che qualcuno non la pensa come loro”.
“Il decreto Sicurezza – prosegue Allevi – è un provvedimento utile e necessario atteso come me da molti altri Sindaci, costretti ad affrontare gli effetti di un’accoglienza indiscriminata e senza regole degli ultimi anni”.

“Da Presidente della Provincia prima e da Sindaco poi ho assistito ad un vero e proprio massacro degli Enti Locali da parte dei governi Monti/Letta/Renzi/Gentiloni: dov’erano Orlando e Nardella? Avevano forse ricevuto l’ordine di non disturbare il conducente? Mi spiace per loro ma come dicevano i latini ‘dura lex sed lex’, sempre!”

“Lo stesso vale anche per ANCI, la casa di tutti i Comuni. Ecco perché insieme al Sindaco di Ascoli Piceno Guido Castelli e tanti altri colleghi ho deciso di scrivere al Presidente Antonio De Caro. Non mi sono piaciute ieri le sue affermazioni ed allora abbiamo ritenuto doveroso ricordargli la terzietà dell’Associazione in questioni politiche oltre all’invito a non farsi influenzare dai ‘compagni’ di partito”. “Questioni così importanti e delicate per le città italiane – conclude Allevi – devono essere affrontate e discusse in modo collegiale e serio nelle sedi opportune”.

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