Virus, fra virologi star e le preoccupazioni per l’economia

di Alberto Comuzzi – Che cosa riuscirà a fare il Governo Draghi non è facile prevedere. C’è solo da sperare che trovino qualche punto di contatto Pd, Iv,...

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di Alberto ComuzziChe cosa riuscirà a fare il Governo Draghi non è facile prevedere. C’è solo da sperare che trovino qualche punto di contatto Pd, Iv, FI e Lega per ottenere qualche provvedimento utile a rimettere in carreggiata l’Italia, soprattutto sotto il profilo economico, dopo avere contenuto la pandemia.

Sui 5Stelle non conviene fare affidamento perché la maggior parte dei suoi componenti si sta già posizionando per tentare di assicurarsi il seggio nel nuovo Parlamento.

Quindi molti pentastellati agiranno pensando al proprio domani e non all’oggi del Paese. D’altra parte con “solo” quattrocento posti disponibili alla Camera e 200 al Senato, pochi di loro riusciranno a mantenere lo scranno.

Sospettiamo, purtroppo, che anche al Governo Draghi, se non riuscirà velocemente a rilanciare l’economia e a bloccare la galoppante disoccupazione, possa accadere quanto già visto con i virologi. Un anno fa, osannati ed ascoltati come l’arcangelo Michele, oggi sono invisi a molti, sia per la loro asfissiante presenza nei media, sia per avere dato contrastanti indicazioni su come uscire dal devastante virus di Wuhan.

È di ieri la smentita dei vertici dell’ospedale Sacco di Milano, dove esercita la sua professione di infettivologo il professor Massimo Galli, il quale avrebbe lanciato l’allarme, ingiustificato, per la presenza massiccia di varianti del virus creando ulteriore panico in milioni di italiani. Purtroppo è un dato oggettivo che i virologi non sono stati in grado di consigliare nulla di più di quanto fatto cent’anni fa per contenere la famosa Spagnola: mascherina, isolamento, lavaggio delle mani. Un’autorevolezza, quella dei virologi, crollata in pochi mesi.

Di fatto la realtà è ben diversa dalla narrazione che, da troppo tempo, trova spazio nei “giornaloni”. Se si ha occasione di interloquire con persone casualmente incontrate in treno, al supermercato, su un mezzo pubblico, in un negozio, per strada o sul sagrato della chiesa dopo la Messa domenicale, ci si rende facilmente conto che la preoccupazione diffusa non è tanto per la recrudescenza del virus nelle sue nuove varianti (brasiliana, inglese etc.), quanto per l’alta probabilità di perdere il lavoro.

Non è una banalità o una frase d’effetto quella che sempre più insistentemente gira sulla bocca della gente comune: «Per non rischiare di morire di virus, moriamo di fame».

Purtroppo gli ultimi dati dell’Istat confermano quanto sia giustificato l’allarme in gran parte dell’opinione pubblica. In un recente comunicato l’Istituto di statistica sottolinea che le ripetute flessioni congiunturali registrate tra Marzo e Giugno 2020 hanno fatto sì che, anche nel mese di Ottobre, l’occupazione sia stata più bassa di quella registrata nello stesso mese del 2019 (-2%, pari a -473mila unità).

La diminuzione coinvolge uomini e donne di qualsiasi età, dipendenti (-319mila) e autonomi (-154mila). Il tasso di occupazione scende, in un anno, di un punto. Nell’arco dei dodici mesi, aumentano sia le persone in cerca di lavoro (+1,7%, pari a +43mila unità), sia gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+1,9%, pari a +257mila).

In provincia di Varese gli inattivi tra i 15-64 anni sono 164.000 (5,4% in più rispetto al 2018) mentre gli occupati rimangono pressoché stabili a quota 384.000 (con una flessione dello 0,7%).

Se confrontiamo le quattro provincie montane della Lombardia scopriamo che, dal 2007 (l’ultimo anno prima dell’inizio della crisi economica da cui non siamo ancora usciti) al 2019, il tasso di disoccupazione è quasi raddoppiato a Varese (da 2,9 a 5,4%); più che raddoppiato a Lecco (da 2.6 a 5.3%); aumentato del 22 per cento a Sondrio (da 4,5 al 5.4) e del 60 per cento a Como (da 3.8 a 6.4).

Non sono ancora pubblici i dati Istat relativi al 2020, ma il mezzo milione di posti persi, già conteggiati da Confindustria, è destinato probabilmente a raddoppiare appena il Capo del Governo deciderà di rendere possibili i licenziamenti.

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