di Cristiano Comelli – Bene non l’ha certamente presa. E neppure l’hanno presa quanti, quotidianamente, si servono della biglietteria della stazione per salire sui treni e raggiungere le varie destinazioni per lavoro, studio o altre necessità.
Il sindaco di Arcore, Rosalba Colombo, ha così preso carta e penna per dire a chiare lettere a TreNord che la decisione di procedere alla chiusura della biglietteria della stazione cittadina, a suo avviso, non è affatto opportuna. E, naturalmente, auspica che l’ente ferroviario proceda a un ripensamento e a ritornare sui suoi passi.
“Egregi signori – scrive Colombo – riscontro non senza estremo stupore e disagio la vostra comunicazione in oggetto, ritengo la vostra scelta aziendale sbagliata sotto tutti i profili afferenti alla presenza di una stazione che, dopo Monza e Carnate, è la più importante sulla tratta Milano- Bergamo- Lecco”. Colombo cerca quindi di toccare le corde dei vertici dell’ente sul fatto che la stazione rappresenti uno snodo strategico e debba quindi disporre di un servizio all’altezza del suo ruolo.
“Alla stazione di Arcore – dice specificando ulteriormente il concetto – confluiscono non solo i cittadini arcoresi ma bensì un’utenza proveniente da ben almeno quattro comuni le cui destinazioni principali sono Milano, Monza, Bergamo e Lecco”. E, sulla scorta di questa riflessione, conclude: “è difficile accettare la vostra citazione secondo cui questa scelta non comporterà detrimento ai nostri clienti come affermazione degna di riscontro oggettivo”. Insomma, Colombo sostiene che la scelta di privare Arcore della biglietteria lasciandoci soltanto dei distributori automatici non sia esattamente espressione di una capacità di leggere attentamente la realtà.
“La numerosissima clientela ha caratteristiche diverse per età, nazionalità, capacità di gestione delle tecnologie da voi succitate”. Senza contare, aggiunge, che un conto, per questa clientela, è trovarsi di fronte a una macchinetta a cui non è possibile rivolgere domande per ottenere eventuali chiarimenti, e un conto disporre di una persona in carne e ossa a cui poter appunto formulare queste richieste. Va bene, aggiunge Colombo, tenere conto di una logica economica di costi- benefici. Ma, puntualizza, una stazione, per il servizio che eroga, ha soprattutto una valenza sociale dalla quale non è possibile prescindere. “Si dovrebbe tenere conto anche delle ricadute di natura sociale e di sicurezza che la chiusura di una biglietteria ha su un territorio come il nostro – spiega- che riveste anche un presidio di sicurezza”. Corollario finale del ragionamento è quindi la sua richiesta a Trenord di rivedere la sua decisione “o quantomeno – conclude- di organizzare un percorso che sia meno drastico”.


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