Sette lombardi su dieci preoccupati per i cambiamenti climatici

Più di 7 lombardi su 10 (il 72%) si dicono preoccupati per i cambiamenti climatici. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti regionale su dati Istat in occasione della...

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Più di 7 lombardi su 10 (il 72%) si dicono preoccupati per i cambiamenti climatici. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti regionale su dati Istat in occasione della Giornata mondiale della desertificazione istituita dalla Nazioni Unite per il 17 di giugno e dedicata quest’anno al problema della carenza idrica.

Le risorse idriche – afferma la Coldiretti regionale – sono un elemento cruciale per l’agricoltura lombarda che sempre più spesso si trova a fare i conti con periodi di siccità provocati da una parte dall’aumento delle temperature e dall’altra dai cambiamenti nella distribuzione stagionale delle precipitazioni come dimostra anche l’avvio della scorsa primavera segnata da due mesi di sostanziale assenza di precipitazioni che hanno costretto gli agricoltori a intervenire con irrigazioni di soccorso per salvare prati e coltivazioni.

A livello nazionale – continua la Coldiretti – la siccità rappresenta l’evento climatico avverso più rilevante per l’agricoltura italiana con danni stimati in media in un miliardo di euro all’anno soprattutto per le quantità e la qualità dei raccolti. Nonostante i cambiamenti climatici – sottolinea la Coldiretti – l’Italia resta un Paese piovoso con circa 300 miliardi di metri cubi d’acqua che cadono annualmente, ma per le carenze infrastrutturali se ne trattiene solo l’11%. Un lusso che non ci si può permettere in una situazione in cui con l’emergenza Covid l’acqua è centrale per garantire l’approvvigionamento alimentare in uno scenario globale di riduzione degli scambi commerciali, accaparramenti e speculazioni che spingono la corsa dei singoli Stati ai beni essenziali per assicurare l’alimentazione delle popolazione.

Non a caso i prezzi dei prodotti alimentari hanno raggiunto a livello mondiale il massimo da quasi dieci anni, trainati dalle quotazioni in forte aumento per oli vegetali, zucchero e cereali, secondo una analisi della Coldiretti diffusa in occasione dei dati Istat sull’inflazione a maggio sulla base dell’Indice Fao dei prezzi delle materie prime agricole dello stesso mese. L’aumento delle quotazioni – sottolinea la Coldiretti – conferma dunque che l’allarme globale provocato dal Coronavirus ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza, ma anche le fragilità presenti in Italia sulle quali occorre intervenire per difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero.

Per fare ciò un intervento strategico, proposto dalla Coldiretti e inserito nel Pnrr varato dal Governo Draghi, è la realizzazione di infrastrutture a partire dai bacini di accumulo. Il progetto ideato ed ingegnerizzato e poi condiviso con Anbi, Terna, Enel, Eni e Cassa Depositi e Prestiti con il coinvolgimento anche di Università – spiega la Coldiretti – prevede la realizzazione di una rete di piccoli invasi con basso impatto paesaggistico e diffusi sul territorio, privilegiando il completamento e il recupero di strutture già presenti, progettualità già avviata e da avviarsi con procedure autorizzative non complesse, in modo da instradare velocemente il progetto complessivo e ottimizzare i risultati finali.

L’idea – conclude la Coldiretti – è di “costruire” senza uso di cemento, per ridurre l’impatto l’ambientale, laghetti in equilibrio con i territori che conservano l’acqua per distribuirla in modo razionale ai cittadini, all’industria e all’agricoltura, con una ricaduta importante sull’ambiente e sull’occupazione. Con i bacini si potrebbe arrivare a trattenere il 40-50% portando risorsa idrica dove non c’è, con la possibilità di triplicare le rese e combattere il dissesto idrogeologico.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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