Kabul, tra poco il silenzio dopo la tempesta

di Giuseppe Morabito – Kabul come Saigon, forse, anzi sicuramente, peggio. Tra poche ore sapremo tutto, poi calerà il silenzio perché nessuno entrerà nell’emirato, internet e telefono saranno...

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di Giuseppe Morabito – Kabul come Saigon, forse, anzi sicuramente, peggio. Tra poche ore sapremo tutto, poi calerà il silenzio perché nessuno entrerà nell’emirato, internet e telefono saranno controllati o oscurati e il regime imporrà la sua legge…

Sembra impossibile ma è stata una questione di ore e non settimane (come avevo previsto erroneamente venerdì scorso in una intervista al Corriere del Ticino), quella del trasferimento dei poteri in Afghanistan nelle mani dei talebani. Tutto incredibilmente veloce e solo la storia ci dirà come sia potuto avvenire!

Con la conquista del potere, tuttavia, inizia una nuova fase in cui i talebani dovranno anche iniziare a governare e cercare di dare qualche forma di stabilità all’esercizio del loro nuovo ruolo nello stato islamico che hanno appena dichiarato.

Non è scontato e facile, ma invece una questione complessa perché un conto è fare la guerra ad un governo che si è di fatto arreso su tutta la linea, altra cosa è assumere il potere e guidare un paese e cercare di farlo progredire o sopravvivere in un modo o nell’altro.

I talebani hanno adesso l’assoluta necessità di un riconoscimento, almeno informale e parziale, da parte di alcuni paesi “amici o almeno potenzialmente neutrali”. Il Pakistan, che è stato con pochi dubbi l’attore più subdolo e ambiguo della ventennale (o di più?) crisi, dovrà giocare a carte ben più scoperte, col rischio di contraccolpi forti sulla sua credibilità internazionale.

La Russia pare non chiudere l’Ambasciata sicura che non ci siano pericoli imminenti (sennò sarebbe folle) e prende tempo sul riconoscimento dell’ Emirato Islamico.

La Cina Popolare è usa aspettare gli eventi e ha tempi lunghi ma certo non si farà scappare l’occasione di allungare le mani su un territorio utile a sviluppare e ampliare la sua “Via della Seta” moderna.

Non passerà molto tempo prima che venga alla luce la questione della coesione nazionale e anche in questo caso si delinea un orizzonte non facile sul piano interno dell’organizzazione politica del paese. E’ noto che i talebani non sono un’organizzazione coesa e monolitica e, inoltre, esiste una questione etnica nei rapporti con i Pashtun che, come chi è stato in quelle terre sa bene, guardano tutti dall’alto verso il basso considerandosi un “popolo superiore”.

Alcuni esperti poi già evidenziano che dopo l’euforia e i regolamenti di conti iniziali per i talebani si porrà una gravissima e difficile questione economica.

L’economia della guerra, del contrabbando di eroina, delle rapine e del traffico di armi e uomini (e donne) può andar bene sino a quando chi ha assunto il potere non avrà il dovere di sfamare l’intero popolo del nascente emirato.

Quando non si fa solo la guerra, non ci si limita ad azioni terroristiche o ad imporre regole “religiose”, iniziano i problemi. Governare non è facile se non si ha il supporto di conoscenza di paesi amici e di esperti del settore amministrativo.
Chi guiderà le banche? Chi assicurerà il servizio sanitario? Chi gestirà le fonti di energia elettrica? Chi gestirà la giustizia (non sommaria)? Chi si interesserà dei rapporti con l’estero (gestione delle ambasciate, rappresentanza nelle organizzazioni internazionali, relazioni con le organizzazioni umanitarie, ecc.)?

Svanita l’euforia della vittoria, fatto sapere a tutti chi comanda a Kabul dal 15 agosto, risolta la questione dell’aeroporto e delle partenze di chi potrà “fuggire”, bisognerà anche iniziare a guardare alla realtà di tutti i giorni che non si risolve alzando bandiere dell’ Emirato o imponendo la legge dei fondamentalismo a tutti i costi.
A dimostrazione di questo caos imminente il fatto che i talebani avevano assicurato di essere entrati in città per garantire la sicurezza, ma Kabul (più popolosa di Roma con 4,5 milioni di abitanti) è immediatamente caduta nello stato di confusione totale con le strade completamente bloccate dalla popolazione in fuga e da sparatorie. L’ordine e le regole non si improvvisano soprattutto se tutti sono terrorizzati dagli eventi e dalle conseguenze degli stessi.

Va comunque inoltre considerato che, dalle fonti che hanno riportato gli eventi in Afghanistan, è emerso come sia palese che parte delle parte forze di sicurezza afghane ( ANSF, quelle addestrate e ben armate da USA e NATO) siano passate a supportare i talebani nei giorni scorsi (alcuni reparti anche da settimane) sia per salvare se stessi e le proprie famiglie sia, in forma minore, per credo religioso o di clan di origine .

Tutto ciò che rimane (ben pochi) è in fuga verso i confini sperando in una difficile salvezza. In sintesi, l’Esercito (Forze di Sicurezza ) e Polizia Afghana non esistono più. Rimangono i mezzi da combattimento, le armi e i depositi di munizioni… questi possono essere utilizzati o venduti al mercato nero delle armi.

Chi non è tornato a casa o fuggito o scelto un difficile anonimato nelle coltivazioni di oppio, potrebbe entrare nei ranghi delle milizie di opposizione ai talebani soprattutto nella Valle del Panjshir. Tali milizie che si starebbero organizzando come “milizie tagiche” con a capo il figlio del mitico Massoud (storico nemico giurato dei talebani).

Questi combattenti rinforzati da personale addestrato possono essere un vero problema per i talebani stessi. Non va comunque dimenticato che tra i talebani ci sono oggi anche i piloti disertori (difficile farne a meno) e gli aerei caduti nelle loro mani. Questi velivoli sono strategicamente importanti anche se saranno operativi per poco tempo in quanto presto mancherà il necessario supporto della catena logistica per quanto riguarda i ricambi e la manutenzione.

Poi esiste il problema del conflitto con l’ISIS. Non va dimenticato che ci sono stati cruenti scontri “talebani/isis” perché i talebani stessi volevano evitare il nascere di un califfato antagonista nella zona di confine con il Pakistan. Ora che l’emirato esiste, non si può escludere che gran parte del personale addestrato ex ANSF sia utilizzato in “attività’ antiterroristica” per il contrasto dell’ISIS, In tutti i casi, chi gestisce il nascente emirato potrebbe essere diffidente con tale personale perché: “Chi tradisce ( i talebani) una volta può farlo una seconda”.

È verosimile, inoltre, che oggi l’ONU decida (a meno di veti incrociati) che gli aiuti internazionali vengano azzerati o quasi nell’immediato.
Chi potrà prendersi la responsabilità di aiutare l’economia dell’emirato non è certo il Pakistan e tantomeno la Cina (membro del consiglio di sicurezza come la Russia).

Mosca, che è stata già storicamente “bruciata” in quel territorio, non ha un’economia sufficientemente florida e tale da supportare le esigenze dell’emirato e quindi, per ora, prenderà tempo.
In Italia qualche personaggio inizia a scrivere balle tipo “amo l’Afghanistan”. Oggi l’Afghanistan è tristemente rappresentato dai talebani e le donne afghane ridotte al silenzio e in schiavitù non ameranno più nulla.
Purtroppo, andrà tutto così… spero di sbagliare nuovamente.

Generale Giuseppe Morabito Membro del Direttorio della NATO Defence college Foundation 

Foto: wikimedia

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