Premio Piero Chiara Giovani: 2 brianzoli in finale

Il premio letterario nazionale Piero Chiara Giovani 2021 vede in finale due giovani scrittori brianzoli, e precisamente di Brugherio (MB). Si tratta di Simone Beretta, classe 1997, con il racconto...

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Il premio letterario nazionale Piero Chiara Giovani 2021 vede in finale due giovani scrittori brianzoli, e precisamente di Brugherio (MB). Si tratta di Simone Beretta, classe 1997, con il racconto “Le tapparelle verdi” e Vera Carucci, classe 2006, con il racconto “La Clara dello specchio”.

Ecco la trama dei due racconti riassunta in poche righe. Vera Carucci, 2006, Brugherio (MB),La Clara dello specchio”: Clara ha sempre avuto un rapporto conflittuale con il proprio riflesso: non perché non le piace il suo aspetto, ma perché in quello sguardo e in quegli occhi vede qualcosa di estraneo, qualcosa di pericoloso. E così, quando quel riflesso rivendica la libertà, Clara si trova a lottare per difendere la propria.

Simone Beretta, 1997, Brugherio (MB), “Le tapparelle verdi”:  È la stagione del vento e Leone, un seme di tarassaco, dovrebbe staccarsi dalla mamma per sperimentare la libertà e diventare un fiore. Ma lui non vuole: sarà lei a convincerlo con parole che valgono tanto per Leone quanto per noi umani.

Quest’anno la segreteria del premio letterario ha ricevuto la cifra record di 421 racconti, a simboleggiare la crescente attenzione e interesse destati dalla manifestazione.

Scrive Maria Attanasio nella prefazione al volume “Libertà” Premio Piero Chiara Giovani: “È bello scrivere perché riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare a una folla”, annotava intorno alla metà del secolo scorso Cesare Pavese ne Il mestiere di vivere, individuando due dimensioni costitutive nella scrittura: il dialogo interiore, in cui il testo trova la propria radice; e -insieme, e attraverso esso- la possibilità di uscire dalle angustie dell’io, comunicare, raggiungere l’altro.

Due dimensioni, a fondamento della scrittura, più che mai riscontrabili adesso, in tempi di forzata clausura e di ridottissima socialità a causa della pandemia; a testimoniarlo, come già nell’edizione dello scorso anno, la grande partecipazione e la connotazione testuale dei racconti pervenuti al premio Chiara Giovani 2021, rivolto ai giovani -italiani e della Svizzera italiana nati tra il 1996 e il 2006- invitati a produrre un racconto sulla traccia della pregnante densità di sensi e interpretazioni della parola libertà. 421 sono stati i testi pervenuti da tutt’Italia e dal Canton Ticino: un consistente impegno di lettura, ma anche conoscitivamente stimolante per la giuria tecnica, costituita da Michele Airoldi, Andrea Bianchetti, Cristina Boracchi, Davide Circello, Salvatore Consolo, Marco Corso, Pier Paolo Pedrini, e da me presieduta. L’analisi e la valutazione di questi testi ci hanno infatti dato la possibilità di comprendere meglio, in termini di interpretazione e di vissuto, il senso della parola libertà per le generazioni di fine millennio e i giovani della Generazione Z.

Se in alcuni componimenti la libertà è stata rappresentata in chiave sociale, storica, ambientale, di diversità fisica o di genere, essa ha trovato una prevalente espressione testuale come passaggio, crescita e approdo da una dimensione psicologicamente soffocante a una liberata condizione esistenziale. Nella maggior parte dei racconti infatti protagonista nel teatro della libertà è l’io, il suo disagio: specchio di un’emergenza esistenziale, in cui social e pandemia hanno ridotto -se non annullato- la socialità; ma specchio anche della diversità di sentire delle nuove generazioni, che non ritrovano nessuna consistenza in un intrascendibile presente storico senza utopia. Non resta allora che il dialogo con se stessi nel chiuso di una stanza, e spesso davanti all’algido biancore del display.

Tutto ciò in questi racconti trova forma in una acuta capacità di autoanalisi e in variegati, e talvolta originali, esiti compositivi: dalla invenzione di personaggi storici o immaginari, a pagine diaristiche, a metafore prese dal mondo animale o vegetale per raccontare il tempo, e raccontarsi.

Tra i 26 testi italiani, e i 5 svizzeri selezionati dalla giuria tecnica -e pubblicati in questo volume- la giuria popolare, composta da 150 lettori italiani e ticinesi, avrà il compito di scegliere il racconto vincitore.

Ma, al di là dell’esito finale e della diversa qualità testuale, tutti i 421 racconti -anche quelli espressivamente meno felici- evidenziano un intenso bisogno di scrittura: privilegiato spazio di autenticità del sentire, e profonda esperienza di libertà. Della parola. Attraverso la parola”.

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