Volvo EX90, il grande SUV elettrico alla prova dei 2.153 km

Un viaggio di oltre 2.000 chilometri, più Paesi attraversati e un itinerario che cambia continuamente. È questa la prova su strada che ho scelto per mettere alla prova...

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Un viaggio di oltre 2.000 chilometri, più Paesi attraversati e un itinerario che cambia continuamente. È questa la prova su strada che ho scelto per mettere alla prova la Volvo EX90 Twin Motor AWD, il grande SUV elettrico della casa svedese, in condizioni molto vicine a quelle di un viaggio reale.

Sono partita con il 95% di batteria, oltre 14 ore di viaggio davanti e una decisione precisa: non programmare ogni singola sosta. Volevo capire quanto fosse semplice affrontare un lungo percorso in elettrico, lasciando spazio agli imprevisti, alle esigenze di chi guida e alla possibilità di cambiare strada in qualsiasi momento.

Qui il mio video …

Il risultato? 2.153 chilometri percorsi tra Italia, Svizzera, Francia, Lussemburgo, Belgio e Germania, con soste di ricarica pianificate strada facendo, una visita inattesa al circuito di Spa-Francorchamps e alcune deviazioni che mi hanno portata fino alle Cascate del Reno e al Passo del San Gottardo.

Una prova che non riguarda soltanto l’autonomia di un SUV elettrico, ma anche il modo in cui cambia l’esperienza di viaggio quando si sceglie la mobilità a zero emissioni allo scarico.

Volvo EX90 Twin Motor AWD: potenza e tecnologia per i lunghi viaggi

La protagonista di questo test è la Volvo EX90 Twin Motor AWD, un SUV elettrico di grandi dimensioni pensato per combinare prestazioni, comfort e tecnologia.

La configurazione provata dispone di 456 CV e 670 Nm di coppia, con un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 5,5 secondi. Numeri importanti per una vettura che, a pieno carico, raggiunge un peso dichiarato nel mio test di circa 3.340 kg.
Ma in un viaggio così lungo la potenza non è l’unico parametro che conta. Sono il comfort dell’abitacolo, la fluidità di marcia, la gestione dell’energia e la facilità di utilizzo a fare davvero la differenza.

Volvo EX90

La EX90 si presenta come un’ammiraglia elettrica in cui ogni elemento è pensato per accompagnare il conducente per molte ore: dal tetto panoramico, che ho scelto di impostare in modalità Privacy, fino ai sedili, alle funzioni di massaggio, all’impianto audio e all’illuminazione interna. Dettagli che possono sembrare secondari durante un breve tragitto, ma che diventano preziosi dopo otto, dieci o dodici ore al volante.

Autonomia reale Volvo EX90: sono partita con il 95% di batteria

All’inizio del viaggio, il computer di bordo indicava circa 500 chilometri di autonomia stimata. Un dato interessante, ma che andava verificato sulla strada, senza confondere l’autonomia visualizzata con quella effettivamente percorribile in ogni condizione. Ho scelto di non trasformare il viaggio in una gara per consumare meno o raggiungere la colonnina con la batteria più scarica possibile. La priorità era capire come gestire un percorso lungo, considerando traffico, itinerario, disponibilità delle infrastrutture e soprattutto la mia stanchezza.

Tra Lucerna e Basilea, per esempio, ho incontrato parecchio traffico. Il navigatore mi ha suggerito di lasciare l’autostrada e seguire un percorso alternativo lungo il lago. Ho accettato la proposta: preferisco continuare a guidare, anche più lentamente, piuttosto che restare ferma in coda. Dopo circa sei ore sono arrivata alla prima sosta con il 16% di batteria. Ho trovato una colonnina da 180 kW e ho approfittato della pausa per cenare.

In 37 minuti, la batteria è salita fino all’89%. Il costo della ricarica è stato di 39,31 euro.
È stato il primo esempio concreto di come una sosta per ricaricare possa coincidere con un momento di pausa necessario anche per chi guida.

Ricarica auto elettrica in viaggio: quanto tempo serve davvero?

Uno degli aspetti più interessanti del test riguarda la gestione delle ricariche. Nel corso del viaggio ho utilizzato infrastrutture con potenze differenti, dalle colonnine da 180 kW fino alle stazioni ultrafast da 300 kW, scegliendo di volta in volta in base alle necessità del percorso.
Dopo la prima ricarica rapida, ho deciso di fermarmi in hotel per la notte. Sono arrivata con il 25% di batteria e ho collegato la EX90 a una colonnina da 22 kW.
La mattina seguente ho ritrovato l’auto al 100%, con circa 450 chilometri di autonomia stimata. Il costo della ricarica è stato di 32,05 euro. Questa esperienza mette in evidenza una delle differenze fondamentali tra viaggiare con un’auto elettrica e farlo con una vettura tradizionale: non tutte le ricariche devono necessariamente diventare soste dedicate.

Ricaricare durante la notte, mentre si cena o durante una colazione può rendere il tempo di ricarica parte integrante del viaggio, invece di trasformarlo in un’attesa da aggiungere al programma.

Ad Anversa sono arrivata con il 37% di batteria. Prima di ripartire per il viaggio di ritorno, ho scelto una colonnina rapida da 300 kW e ho ricaricato fino al 100%, con una spesa di 67,40 euro. Naturalmente, la potenza massima dichiarata dalla colonnina non coincide necessariamente con quella che l’auto assorbe durante tutta la sessione: la velocità effettiva dipende anche dalle condizioni della batteria, dalla temperatura e dal livello di carica.

È un aspetto importante da considerare quando si pianifica un viaggio elettrico e si cerca di stimare i tempi reali delle soste.

Da Spa-Francorchamps alle Cascate del Reno: il bello di cambiare itinerario

Per il ritorno ho deciso di complicarmi un po’ la vita. Invece di seguire il percorso più diretto, ho scelto di passare dalla Germania. Poi, lungo la strada, ho visto il cartello per Spa-Francorchamps. E non ho resistito: volevo vedere il circuito.

Il navigatore ha dovuto ricalcolare il percorso e riorganizzare le soste per la ricarica. Un imprevisto che, in realtà, è diventato uno dei momenti più interessanti del viaggio.
Le colline intorno al circuito, le curve e il paesaggio mi hanno ricordato che un viaggio in auto non è fatto soltanto di chilometri da percorrere e tempi da rispettare.
Continuando verso casa, ho incontrato anche le Cascate del Reno e il Passo del San Gottardo. Qui ho percorso il vecchio itinerario, caratterizzato da ciottolato, curve e scenari alpini che invitano a rallentare e a godersi la strada.

Sono proprio queste deviazioni a rendere il test significativo: la possibilità di modificare i propri programmi, senza dover necessariamente costruire tutto il viaggio intorno alla prossima ricarica.

Ricarica rapida e pianificazione: cosa è successo al ritorno

Durante il viaggio di ritorno ho raggiunto una stazione Ionity fast da 300 kW con appena l’11% di batteria. In questa occasione ho scelto di fermarmi fino al 76%, senza aspettare il pieno, con una spesa di 70,83 euro. Per la notte ho trovato un hotel senza colonnina, ma il navigatore mi ha suggerito una stazione di ricarica a soli 400 metri di distanza.

La mattina successiva ho raggiunto una colonnina EnBW Mobility da 300 kW. Partendo dal 17% di batteria, ho ricaricato fino al 98%, con un costo di 81,43 euro e un’autonomia stimata di circa 390 chilometri alla ripartenza. Anche in questo caso, la ricarica si è inserita nel programma della giornata senza diventare necessariamente una lunga attesa.

Il viaggio mi ha mostrato anche quanto sia utile conoscere le diverse app e le modalità di pagamento disponibili. Ho utilizzato applicazioni scaricate sul posto e la carta di credito, senza affidarmi a un unico sistema. Con una pianificazione più accurata, un abbonamento adatto ai propri itinerari o soluzioni come Plug & Charge, dove supportate dal veicolo e dall’infrastruttura, è possibile migliorare ulteriormente la praticità e, in alcuni casi, ottimizzare i costi.

Volvo EX90 e precondizionamento della batteria: a cosa serve?

Tra le funzioni che ho utilizzato durante il viaggio c’è il precondizionamento della batteria.
Quando si imposta il navigatore verso una stazione di ricarica compatibile, la vettura può preparare la batteria in anticipo, portandola nelle condizioni termiche più favorevoli per la ricarica. È una funzione tecnologica che, sulla carta, può sembrare un dettaglio. Dopo migliaia di chilometri, invece, si comprende quanto sia importante: la temperatura della batteria può influire sulla potenza di ricarica e, di conseguenza, sui tempi necessari per recuperare energia.

È proprio nell’utilizzo quotidiano e nei viaggi lunghi che le tecnologie di gestione dell’energia mostrano il loro valore concreto.

Comfort e guida: il vero punto di forza della Volvo EX90

Dopo oltre 2.000 chilometri, il comfort è diventato uno degli elementi più importanti della mia esperienza. La Volvo EX90 non è una sportiva e non pretende di esserlo. È un grande SUV elettrico che punta su una risposta fluida, sulla silenziosità dell’abitacolo e su una guida rilassata.
I sedili, le funzioni di massaggio, il sistema audio e l’ambiente interno contribuiscono a rendere più piacevoli anche le giornate trascorse per molte ore al volante.

La risposta del motore è progressiva e la vettura si muove tra le curve con una fluidità che ho trovato interessante per un SUV di queste dimensioni. La modalità One Pedal Drive, soprattutto impostata su High, richiede un po’ di abitudine, ma può contribuire a rendere la guida più fluida una volta compreso il suo funzionamento. Anche i sistemi di assistenza alla guida e le tecnologie dedicate alla sicurezza fanno parte dell’esperienza. Non eliminano la necessità di mantenere sempre attenzione e controllo, ma possono offrire un supporto prezioso durante i lunghi trasferimenti.

La sensazione complessiva è quella di un’auto che invita a ridurre la frenesia, prestare maggiore attenzione alla strada e vivere il viaggio con un ritmo diverso.

Quanto costa viaggiare con la Volvo EX90 elettrica?

Il costo della ricarica è una delle domande più importanti per chi valuta l’acquisto di un SUV elettrico e desidera utilizzarlo anche per i viaggi a lunga distanza.
Nel mio percorso ho registrato diverse spese di ricarica, con tariffe variabili in base alla stazione utilizzata e alla modalità di pagamento. Le differenze tra una ricarica rapida in autostrada e una ricarica notturna in hotel possono essere significative.

È però importante distinguere il costo delle singole sessioni dal costo complessivo del viaggio: per ottenere un confronto corretto con un’auto a benzina o diesel servirebbero anche i dati completi dell’energia effettivamente acquistata e consumata, oltre a informazioni omogenee su tariffe, eventuali abbonamenti e condizioni di utilizzo. La mia prova non nasceva per stabilire un record di efficienza o il costo minimo possibile. Ho scelto volutamente di affrontare il viaggio con una pianificazione limitata, per capire come si comporta un’elettrica quando si decide strada facendo. Ed è proprio questa la lezione più utile: il costo e la praticità di un viaggio elettrico dipendono non soltanto dall’auto, ma anche da come si pianificano le soste e da quali infrastrutture si scelgono.

Volvo EX90: il bilancio dopo 2.153 chilometri

Alla fine del viaggio sono tornata a casa con 2.153 chilometri percorsi e il 23% di batteria residua. Ho poi effettuato una ricarica presso una stazione Electra Italia da 300 kW, portando la batteria al 90%, con una spesa di 57,19 euro. Per il percorso ho effettuato due soste di ricarica all’andata e tre al ritorno, oltre alle ricariche effettuate durante le soste notturne e prima della partenza da Anversa.

La conclusione più interessante non riguarda soltanto il numero delle ricariche, ma il modo in cui ho vissuto il viaggio. Sì, una grande auto elettrica come la Volvo EX90 può affrontare un percorso di oltre 2.000 chilometri. Ma la vera domanda non è soltanto quanta autonomia offre o quanti minuti servono per ricaricare.

Le domande da porsi sono altre: quanto spesso bisogna fermarsi? Quanto tempo richiedono le soste? Quanto costa l’energia? Quanto è semplice trovare una colonnina lungo il percorso? E quanto cambia l’esperienza quando si decide di deviare dall’itinerario iniziale?

La risposta dipende dall’auto, dalle condizioni del viaggio, dalla rete di ricarica disponibile e dalle abitudini di chi guida. Nel mio caso, questa prova mi ha portata ad apprezzare un modo di viaggiare più rilassato, meno concentrato sulla necessità di correre e più attento al percorso, ai paesaggi e alle pause. La Volvo EX90 ha dimostrato di poter essere una compagna adatta ai lunghi trasferimenti, soprattutto grazie al comfort e alla gestione della ricarica. Resta un SUV di grandi dimensioni, con esigenze e costi che vanno valutati in base all’utilizzo reale.

Viaggereste per oltre 2.000 chilometri con un’auto elettrica?

Sono partita con una domanda semplice: un’auto elettrica può affrontare davvero un lungo viaggio, anche quando il programma cambia?
Dopo 2.153 chilometri, la mia risposta è sì. Non significa che ogni viaggio elettrico sia automaticamente semplice o conveniente per tutti, ma che con un minimo di flessibilità, una rete di ricarica adeguata e una buona gestione delle soste, anche una destinazione lontana può diventare un’esperienza piacevole.

E c’è una domanda che, alla fine, conta forse più di tutte: dopo oltre duemila chilometri, hai ancora voglia di guidare la macchina che ti ha accompagnato?
Io, dopo questo viaggio con la Volvo EX90, la mia risposta ce l’ho.
E voi? Affrontereste un viaggio di oltre 2.000 chilometri con un SUV elettrico?

Scrivetemelo nei commenti e raccontatemi la vostra esperienza.

Silvia Terraneo – SheMotori.it

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Leggi tutti gli articoli della nostra rubrica MOTORI IN DIRETTA a firma di Silvia Terraneo (a questo link la sua pagina Instagram She Motori)

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