Lombardia, passo avanti sull’autonomia: approvata la Risoluzione

MILANO – Il Consiglio regionale della Lombardia compie un nuovo e significativo passo avanti nel percorso verso l’autonomia differenziata. L’Aula ha infatti approvato a maggioranza, con 48 voti...

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MILANO – Il Consiglio regionale della Lombardia compie un nuovo e significativo passo avanti nel percorso verso l’autonomia differenziata. L’Aula ha infatti approvato a maggioranza, con 48 voti favorevoli e 21 contrari, la Risoluzione sui percorsi di attuazione e sugli schemi d’intesa definiti con il Governo.

Il provvedimento dà mandato ufficiale alla Giunta di proseguire il confronto negoziale con lo Stato ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, concentrandosi sui testi concordati prima della pausa estiva. Al centro del documento vi è l’attribuzione di nuove competenze e funzioni sia nelle materie non-LEP, quali protezione civile, professioni e previdenza complementare, sia nell’ambito della tutela della salute e del coordinamento della finanza pubblica.

Il provvedimento ha incassato il plauso del Presidente della Regione Attilio Fontana, che ha parlato apertamente di un traguardo di rilievo: “l’approvazione della Risoluzione è un risultato storico perché è il primo varco per cercare di abbattere il centralismo dello Stato e porre le basi per una democratica riforma autonomista che possa dare ai territori la possibilità di gestire le risorse e dare risposte efficaci ai cittadini”.

Soddisfazione condivisa da Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega in Consiglio regionale, che ha rimarcato l’importanza politica del voto: «Oggi vince la Lombardia. Dal 1984, anno di fondazione della Lega Autonomista Lombarda, la nostra battaglia è sempre la stessa: dare più poteri ai territori e lasciare sul territorio più risorse prodotte dai cittadini. Dopo il referendum del 2017 e anni di battaglie, oggi facciamo un altro importante passo avanti nella direzione di un Paese federale, capace di valorizzare le proprie differenze e responsabilizzare le Regioni. Ora il Parlamento faccia presto».

Corbetta ha quindi sintetizzato la ricaduta operativa dei nuovi ambiti d’intervento: «Le prime competenze sono concrete: in sanità più libertà nella gestione di risorse e investimenti e strumenti per riconoscere compensi maggiori a medici e infermieri; in Protezione civile interventi più rapidi nelle emergenze; sulle professioni maggiore possibilità di valorizzare le specificità del territorio; sulla previdenza complementare nuovi strumenti regionali per rafforzare le pensioni dei lavoratori».

Il capogruppo leghista ha poi rilanciato sugli sviluppi futuri, criticando la posizione tenuta dall’opposizione: «Ma non ci fermiamo certo qui: la battaglia continua. Vogliamo proseguire il confronto con lo Stato anche sulle altre materie per ottenere per la Lombardia l’autonomia più ampia possibile, una volontà sancita chiaramente anche nel documento approvato oggi. La sinistra invece ha votato contro più poteri e opportunità per i lombardi. Schlein parla di “SpaccaItalia” e “secessione dei ricchi”, mentre il PD lombardo sostiene che abbiamo ottenuto troppo poco e poi vota contro persino queste prime competenze. Una contraddizione clamorosa. Noi andiamo avanti: più autonomia alla Lombardia, più federalismo per il Paese. Il Parlamento non disperda il lavoro fatto e proceda rapidamente per rendere questa prima autonomia realtà entro la legislatura».

Di orientamento opposto la visione dei gruppi di minoranza, che hanno denunciato una “forzatura politica e procedurale che svuota completamente la sovranità e il ruolo di indirizzo del Consiglio regionale. È inaccettabile che la Giunta abbia riattivato il confronto con il Governo sulla base di un atto del 2017 ormai del tutto superato dopo la sentenza della Corte Costituzionale e il ridimensionamento delle competenze da ventitré a sole quattro materie. Si è scelta la strada di un’accelerazione ingiustificata senza un preventivo dibattito nell’Aula di questa legislatura, ignorando l’obbligo di un’istruttoria rigorosa e scavalcando un vero coinvolgimento preventivo degli enti locali, che rischiano di dover gestire nuove funzioni e oneri senza adeguate coperture finanziarie”. Gli esponenti dell’opposizione hanno manifestato profonda contrarietà anche sul versante sanitario, ravvisando “fortissime perplessità e profili di illegittimità nel rapporto tra LEA e LEP. È un iter sbagliato nei metodi e nei contenuti, che penalizza i territori anziché valorizzarli”.

Con la conclusione del voto in Consiglio regionale, l’intesa passerà ora sul tavolo del Governo per la stesura del disegno di legge di approvazione da presentare alle Camere, in conformità con quanto stabilito dall’articolo 2 della legge 86/2024.

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