In Brianza con il metal detector a caccia di tesori sepolti

Si deve a motivi militari l’invenzione del metal detector, e più precisamente alla necessità di rilevare ordigni inesplosi. Ma è solo dal 1958, anno in...


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Si deve a motivi militari l’invenzione del metal detector, e più precisamente alla necessità di rilevare ordigni inesplosi. Ma è solo dal 1958, anno in cui l’americano Don Rickey utilizzò un cercametalli a Little Big Horn, che lo strumento è utilizzato da storici e da archeologi, oltre che da migliaia di appassionati di oggetti antichi in tutto il pianeta.

E ora l’hobby del “metal detecting” si sta diffondendo in tutta la Brianza grazie un gruppo di appassionati, che per coinvolgere e far conoscere la loro attività hanno fondato un gruppo Facebook (https://www.facebook.com/groups/mdb.brianza) che, pur essendo stato fondato da poche settimane, conta già la bellezza di 332 iscritti.

Si tratta tutto sommato di un hobby facile da praticare e che presenta indubbi vantaggi, come il fatto di trascorrere ore all’aria aperta e nel verde della Brianza. Non mancano però alcune avvertenze, come il rispetto del decreto legislativo 42/2004 (ovvero il Codice dei Beni Culturali) che vieta l’utilizzo di questi strumenti in zone archeologiche o nei parchi naturali. Inoltre se il terreno è privato, occorre sempre chiedere il permesso del proprietario. Per chi vuole iniziare, un’ultima informazione: il costo dell’attrezzatura base si aggira intorno alle 400 euro.

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