Storie italiane di futuri jihadisti a Monza Brianza

Altri due arresti per terrorismo, si tratta di un marocchino 18enne e un camionista siciliano di 24 anni, soprannominato Yusuf dopo la conversione, domiciliato presso il Comune di...

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Altri due arresti per terrorismo, si tratta di un marocchino 18enne e un camionista siciliano di 24 anni, soprannominato Yusuf dopo la conversione, domiciliato presso il Comune di Bernareggio (MB), dove è stato fermato. I due sono responsabili a vario titolo di reati in materia di terrorismo.

Fra le accuse quella di essersi addestrati per mesi per compiere atti terroristici e di sabotaggio preparandosi all’uso di armi e allenandosi per raggiungere una preparazione fisica e militare idonea a combattere a fianco dei miliziani dell’Isis in Siria.

Il 24enne italiano ha iniziato la radicalizzazione nel 2017 in provincia di Palermo, per poi accrescere senza ostacoli il suo livello di radicalizzazione nei luoghi di culto islamici in provincia di Monza-Brianza, dove si era trasferito per lavoro.

Oltre a questo ha anche stretto amicizia con il 18enne marocchino, con altri italiani convertiti alla fede islamica e con soggetti vicini all’estremismo islamico, propugnatori dell’ideologia salafita e della imposizione anche violenta delle regole della Sharia nel mondo occidentale e in Italia in particolare. Addirittura è stato intercettato in una telefonata mentre, parlando di se in terza persona, affermava “Credimi mancava poco e Yusuf faceva un casino in autostrada”. “Sai qual è il ”patto della morte””. “Ora devo ancora pregare”.

Questa vicenda ricorda quella di Maria Giulia una 27enne italiana, cresciuta nel milanese, che si è convertita all’islam ed è partita col marito, nel Settembre 2014, per raggiungere la Siria e combattere a fianco dell’Isis. Quest’ultima è solo un esempio.

Sarebbero circa 129 i foreign fighters, cittadini che avevano o hanno legami con il nostro Paese come cittadinanza, permessi di soggiorno, residenza abituale, partiti per unirsi all’Isis in Siria e in Iraq. Sempre più evidente è che in Lombardia si concentrano i futuri Jihadisti.

Questo genere di notizie ormai, purtroppo, non sbalordiscono più. I luoghi di culto islamici si rivelano spesso culle per il terrorismo. A Dicembre, per esempio, era stato scarcerato, per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva, l’imam di Zingonia, Hafiz Muhammad Zulkifal, con l’obbligo di restare presso il suo domicilio a Verdellino, nella bergamasca, arrestato nel 2015 in quanto ritenuto membro, insieme ad altri, di una cellula legata ad Al Qaeda, con base a Olbia.

Altro esempio è Abu Imad, l’ex imam egiziano della moschea milanese di viale Jenner, accusato di associazione per delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione e poi espulso dall’Italia.

La radicalizzazione è una tematica seria. Sono molti gli integralisti presenti sul nostro territorio e la notizia di oggi, insieme ai due esempi già citati, ne è la riprova.

I luoghi di culto islamici, sempre come dimostrato nuovamente da questa vicenda, sono spesso luogo in cui il radicalismo trova ospitalità. Proprio per questo bisogna evitare che Milano si riempia di moschee, cosa che invece l’attuale sindaco della città, Giuseppe Sala, si sta impegnando a fare con un piano che prevede che se ne crei una nuova e che altre quattro vengano sanate.

«Come Regione stiamo cercando, con tutti gli strumenti legislativi e normativi a disposizione, di evitare che ciò accada. Significherebbe dare spazio a numerosi integralisti islamici, in particolare Imam come quello al centro di questa vicenda, e creare possibili culle per il terrorismo.» E quanto afferma Riccardo De Corato, ex vicesindaco di Milano e Assessore a Sicurezza, Immigrazione e Polizia Locale di Regione Lombardia.

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